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Venerdì, 24 Maggio 2024
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Il colosso dei cereali finisce in tribunale: fa affari con la deforestazione

Negli Usa gli ambientalisti denunciano il più grande commerciante della nazione per non aver effettuato controlli sui suoi fornitori di soia, che avrebbero violato anche i diritti dei popoli indigeni

A processo per aver chiuso un occhio sulla deforestazione pur di fare affari. A sedere sul banco dei tribunali sarà il più grande commerciante di cereali a livello globale: l'aziende statunitense Cargill. Tra le accuse principali quella di non aver rispettato i doveri di due diligence cui era tenuta, sia in materia di disboscamento che di tutela dei diritti umani. Anche se il processo si svolgerà negli Usa, la questione interessa da vicino anche le imprese del vecchio continente. Nell'Unione europea è stata appena approvata un'importante legge sulla responsabilità aziendale in materia di deforestazione che potrebbe dare adito a cause simili, se le aziende non dovessero rispettare i doverosi controlli necessari per impedire ulteriore disboscamento legato a prodotti importati da Paesi extra-Ue a base di soia, carne bovina, gomma, cacao, olio di palma e legno.

Le accuse

A chiamare in aula la multinazionale è stata ClientEarth, un'organizzazione internazionale di diritto ambientale, che ha presentato il reclamo formale a inizio maggio. Cargill è accusata di non aver monitorato in maniera adeguato la sua filiera della soia, avrebbe inoltre risposto tardivamente al declino della foresta pluviale amazzonica così come di altre aree a rischio, come la savana del Cerrado e la foresta atlantica. I ricorrenti sostengono che "la scadente due diligence di Cargill aumenta il rischio che la carne venduta nei supermercati di tutto il mondo sia allevata con la cosiddetta soia 'sporca'". Gli avvocati di ClientEarth sostengono che questo comportamento violi il codice internazionale sulla condotta aziendale responsabile. Secondo gli scienziati il degrado dell'Amazzonia è ormai prossimo a un punto critico, superato il quale la foresta pluviale si trasformerà in una prateria secca. Anziché assorbire anidride carbonica, ne emetterà in quantità enormi. Situazione analoga per un'area simile, nota come Cerrado, la cui copertura arborea è già andata distrutta per metà.

Impegno aziendale

La Cargill è la più grande azienda privata negli Stati Uniti, con un fatturato di 165 miliardi di dollari. Gli avvocati dei ricorrenti puntano a far elevare i suoi standard, affinché funga da esempio in tutto il settore. La multinazionale sulla carta è già impegnata ad essere "libera dalla deforestazione" in Amazzonia e Cerrado entro il 2025, e punta ad estirpare del tutto il fenomeno dalle sue catene di approvvigionamento entro il 2030. Per farlo starebbe realizzando una sofisticata operazione di monitoraggio presso porti, magazzini e altri punti della sua catena di rifornimento.

Carenze sistematiche

Questo sistema, denuncia ClientEarth, avrebbe però molteplici carenze, in particolare per quanto riguarda i semi di soia acquistati da commercianti terzi, che costituiscono il 42% di tutti gli acquisti di soia brasiliana da parte di Cargill. Altri punti deboli sono stati rilevati nel settore dei fagioli di soia, di proprietà di altre società che transitano nei porti della multinazionale, come pure nella modifica indiretta della destinazione del suolo. Problematico anche il commercio di soia proveniente dalla savana del Cerrado e dalla foresta atlantica brasiliana. Aggravante ulteriore: i fornitori del colosso cerealicolo sarebbero coinvolti in violazioni dei diritti umani, colpendo le comunità indigene dipendenti dalle foreste.

La risposta dell'azienda

Al Guardian la Cargill ha risposto di non aver visto l'intero reclamo, ma di avere un "impegno incrollabile" per eliminare la deforestazione e la conversione in Sud America. “Non ci riforniamo di soia da agricoltori che bonificano terreni in aree protette e disponiamo di controlli per impedire che prodotti non conformi entrino nelle nostre catene di approvvigionamento", hanno affermato i dirigenti, aggiungendo: "Se rileviamo violazioni delle nostre politiche, agiamo immediatamente in conformità con il nostro processo di reclamo". Nel 2020 gli stessi giornalisti del Guardian avevano però rivelato prove di come Cargill avesse fornito ad altri colossi dell'agroalimentare, come McDonald's e Tesco, polli nutriti con soia importata e connessa a migliaia di incendi boschivi e ad abbattimenti di alberi nella savana del Cerrado pari ad almeno 800 km quadrati. Anche Sky News aveva confermato queste pratiche.

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