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Martedì, 17 Maggio 2022
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La crudele strage degli squali, pinne tagliate mentre sono ancora vivi per poi rigettarli in mare

Senza più i loro organi di locomozione questi pesci finiscono sul fondo dove muoiono lentamente. Oltre un milione di firme per chiedere di vietare del tutto il commercio di questo pezzo dell'animale

Una crudeltà in nome di una zuppa. Ogni anno milioni di squali vengono uccisi in tutto il mondo per recuperare le loro pinne, considerate una prelibatezza in Asia, dove vengono utilizzate soprattutto come ingrediente per un brodo. Ma per farlo in molte nazioni si utilizza una pratica, nota come “shark finning”, che è diffusa (seppur in maniera illegale) anche nei mari che bagnano il continente europeo, e che consiste nel tagliare la pinna dell'animale ancora vivo per poi rigettarlo in mare. Per fermare anche la sola vendita di questi prodotti nel vecchio continente, è stato raccolto oltre un milione di firme è stato raccolto, al fine di lanciare una proposta di divieto alla Commissione europea.

Privati della coda e degli organi motori questi predatori affondano sul fondo del mare dove soffocano, muoiono dissanguati o vengono mangiati da altri predatori. La coda tagliata costituisce uno dei prodotti ittici più costosi. Singoli cittadini o ristoranti la acquistano per preparare pietanze tra cui la pregiata zuppa di pinne di squalo, che è una specialità tradizionale cinese, le cui origini risalgono ai tempi della dinastia Ming.

A causa della domanda alta, sono diversi i Paesi europei coinvolti in questo business. Ogni anno, secondo le stime, vengono esportate dall’Ue circa 3.500 tonnellate di pinne di squalo, per un valore complessivo di quasi 52 milioni di euro. Esiste già, in realtà, un regolamento (il “Fins Naturally Attached”), in vigore dal 2013, che vieta senza eccezioni lo stoccaggio, il trasbordo e lo sbarco di tutte le pinne di squalo nelle acque europee. Questo implica che l’animale morto deve essere caricato intero, perché solo in porto possano essere asportate le pinne. Queste ultime, tuttavia, possono ancora essere scambiate legalmente in tutta Europa.

L’iniziativa “Stop Finning – Stop the Trade”, nasce proprio per chiedere una modifica legislativa all’Unione Europea che preveda la completa messa al bando dell’importazione, esportazione e transito delle pinne di squalo. Alla campagna hanno aderito anche diverse personalità note in Europa, come il calciatore tedesco Kai Havertz del Chelsea, Robert Marc Lehmann, noto biologo marino, mentre da oltreoceano è arrivato anche il sostegno dell'attore Alec Baldwin. Secondo un recente report del Wwf, la caccia agli squali sta comportando un rischio di estinzione. Il commercio globale è stato calcolato in 2,6 miliardi di dollari tra il 2012 e il 2019. La Spagna figura come il più grande Paese esportatore di carne di squalo, mentre l'Italia ne è il maggiore importatore. Oggi “il 36% di più di 1200 specie di squali e razze è minacciato di estinzione”

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