Ue lancia piano contro la deforestazione, ma gli ambientalisti lo bocciano

Per Greenpeace il programma “non affronta i costi ambientali e umani”. Finiscono nel mirino l’accordo commerciale Mercosur, la produzione di carne e di soia Ogm

Tutelare le foreste esistenti e incoraggiare il rimboschimento delle aree strappate alla natura. Nasce con un duplice obiettivo il piano della Commissione europea volto a frenare la distruzione delle foreste, che tra il 1990 e il 2016 si è portata via 1,3 milioni di chilometri quadrati di boschi, l’equivalente di 800 campi da calcio all’ora. “Tra i principali responsabili della deforestazione c'è la domanda di alimenti, mangimi, biocarburanti, legname e altri prodotti”, riconosce Bruxelles pochi giorni dopo la firma del trattato di libero scambio coi Paesi del Mercosur - Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay - nei quali la deforestazione va avanti a ritmo incessante.

Gli impegni della Commissione uscente

Al fine di incoraggiare l'uso di prodotti provenienti da catene di approvvigionamento che non contribuiscono alla deforestazione, l’Ue annuncia la creazione di “una piattaforma multi-partecipativa sulla deforestazione, il degrado e la rigenerazione forestali”, di cui faranno parte “un ampio ventaglio di portatori di interessi”. La Commissione promette anche “il potenziamento dei sistemi di certificazione” per gli articoli che causano danni alle aree boschive. 

Economia verde e responsabilità dell'Ue

Il vicepresidente della Commissione uscente Frans Timmermans sottolinea: “Benché le più grandi foreste primarie al mondo non si trovino sul territorio dell'Unione, il comportamento di ciascuno di noi e le nostre scelte politiche possono fare la differenza”. Gli fa eco Jyrki Katainen, commissario per l’Occupazione e la Crescita: “Le foreste rappresentano anche un promettente settore dell'economia verde, che ha il potenziale di creare tra 10 e 16 milioni di posti di lavoro dignitosi in tutto il mondo”. 

Mercosur nel mirino

Ma l’accordo commerciale con gli Stati del Sud America rappresenta, secondo gli ambientalisti di Greepeace, un atteggiamento che “non affronta i costi ambientali e umani delle politiche commerciali e agricole dell’Ue”. Gli ecologisti da una parte riconoscono che l’impegno preso da Bruxelles dimostra che la Commissione è ben consapevole del ruolo che l'Europa gioca nella deforestazione globale. Ma secondo Martina Borghi, responsabile campagna e foreste di Greenpeace Italia, la nuova Commissione guidata da Ursula von der Leyen “dovrà dimostrare più impegno e volontà se vogliamo davvero tutelare i diritti umani e affrontare la crisi ecologica e climatica che stiamo attraversando”.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Carne bovina e soia Ogm 

Per Greenpeace non è abbastanza. Gli attivisti ricordano che tra i fattori che causano la deforestazione ci sono la produzione di carne bovina, pollame e soia Ogm utilizzata per fare i mangimi. "Prodotti che si collocano al primo posto fra le cause della distruzione delle foreste Sudamericane - continua Martina Borghi che chiede alla nuova Commissione di “contribuire, con politiche adeguate, a ridurre il consumo eccessivo di carne e prodotti lattiero-caseari in Europa”. Greenpeace invita quindi l’Ue a presentare al più presto una nuova normativa per garantire che i prodotti immessi sul mercato europeo non siano legati alla deforestazione, al degrado delle foreste, alle violazioni dei diritti umani.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Scoperto nei maiali in Cina nuovo virus “con potenziale pandemico per l’uomo”

  • I britannici temono l'arrivo di pollo al cloro e carne agli ormoni dagli Usa dopo la Brexit

  • “Mangiate meno formaggio”, la 'rivoluzione' francese per il bene del clima

  • La Malesia denuncia l'Ue al Wto: “Lo stop all’olio di palma danneggia la nostra economia”

  • Le condizioni di lavoro nei macelli li rendono possibili focolai di coronavirus

  • La pandemia ha causato un crack da 2 miliardi all'industria dell'olio Made in Italy

Torna su
AgriFoodToday è in caricamento