Il 70% della frutta e verdura Usa contiene pesticidi

Lo denuncia uno studio commissionato dal Dipartimento per l'agricoltura degli Stati Uniti. Nei cavoli, alta presenza del Dacthal, vietato in Europa e considerato potenzialmente cancerogeno

Circa il 70% della frutta e delle verdure fresche vendute negli Stati Uniti contiene residui di pesticidi anche dopo il lavaggio. E' la denuncia lanciato da uno studio commissionato dal Dipartimento per l'agricoltura degli Stati Uniti: stando ai risultati delle analisi condotte da un gruppo di esperti, le fragole, gli spinaci e il cavolo sono tra i prodotti con la maggiora presenza di pesticidi, mentre gli avocado, il granturco e l'ananas hanno i livelli più bassi di residui.

Più del 92% dei test di cavolo ha contenuto due o più residui di pesticidi, secondo l'analisi, e un singolo campione di cavolo convenzionalmente coltivato potrebbe contenere fino a 18 diversi pesticidi. Tra i pesticidi più presenti nei cavoli c'è il Dacthal, vietato in Europa e classificato come possibile cancerogeno per l'uomo negli Stati Uniti. Gli altri alimenti inseriti nell'elenco della cosiddetta "sporca dozzina" includono uva, ciliegie, mele, pomodori e patate.

Anche per questo motivo, il 90% degli americani ha livelli rilevabili di pesticidi nelle urine e nel sangue. I rischi per la salute, pero', non sono ancora universalmente riconosciuti. Uno studio di Harvard ha rilevato che per le donne sottoposte a trattamento della fertilità, coloro che mangiavano più frutta e verdura ad alto contenuto di pesticidi avevano meno probabilità di avere un parto. 

Il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie del governo Usa spiega che "una vasta gamma di effetti sulla salute, acuta e cronica, sono associati all'esposizione ad alcuni pesticidi", tra cui impatti del sistema nervoso, irritazione della pelle e degli occhi, cancro e disturbi endocrini. "I rischi per la salute derivanti dall'esposizione ai pesticidi dipendono dalla tossicità dei pesticidi, dalla quantità a cui una persona è esposta, e dalla durata e dalla via di esposizione", aggiungono gli esperti del Centro. 

Lo studio condotto negli Usa dà man forte alle proteste di chi, in Europa, chiede che le trattative sul commercio in corso tra Bruxelles e Washington non riguardino una maggiore apertura del mercato Ue ai prodotti agroalimentari statunitensi, ritenuti dai detrattori europei più rischiosi. Va detto, pero', che anche i prodotti agroalimentari europei contengono alti livelli di pesticidi, come rilevato da un recente studio di Legambiente in Italia.

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