Per il Cnr la Xylella non è più eradicabile, la soluzione è conviverci

I ricercatori stanno cercando di mettere a punto delle piante che seppur infette riescano a resistere al batterio e a non seccare

ANSA/ ROBERTA GRASSI

La Xylella non è più eradicabile dal Salento e l'unica cosa da fare è trovare delle soluzione per consentire al territorio di conviverci. La ricerca lavora a 360 gradi per combattere il batterio killer che sta decimando gli ulivi in Puglia e per il Cnr l'unica soluzione oggi è consentire al territorio infetto di convivere con l'infezione. A sintetizzare le azioni contro il killer degli ulivi è il ricercatore del Cnr dell'Istituto per la protezione sostenibile delle piante di Bari, Pierfederico La Notte, in un'audizione in commissione Agricoltura alla Camera, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sull'emergenza legata alla diffusione della Xylella fastidiosa nella regione Puglia. "A oggi - avverte il ricercatore - manca una cura sperimentalmente verificata ed economicamente sostenibile, per questo una delle strade che stiamo battendo è individuare delle cultivar di olivo che se infettate resistano al batterio della Xylella".

L'esempio della California

Fa scuola la California, primo produttore al mondo di mandorle nonostante sia presente uno dei dei ceppi di Xylella e dove il patogeno non è stato eradicato. "Si tratta di selezionare delle varietà che non solo non seccano resistendo all'infezione - spiega La Notte - ma che possono anche ospitare molti meno batteri di altre cultivar, fornendo un freno alla loro diffusione". Al momento sono state selezionate due varietà; si è scoperto ad esempio che il Leccino è un pessimo ospite e può fungere da argine naturale alla diffusione della malattia.

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Gli studi del Cnr

Il Cnr sta studiando quasi 460 varietà provenienti da tutte le aree olivicole del bacino mediterraneo, con 89 già in prova in pieno campo. Un altro fronte sul quale il Cnr sta lavorando è la lotta biologica e genetica, dall'uso di molecole ad azione insetticida, a colture repellenti, alle piante 'trappola' o 'esca' scaturite dall'osservazione del comportamento del vettore che comunica con delle vibrazioni, come le cicale.

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