Xylella, gli ettari di uliveti colpiti in Puglia sono passati da 8mila a 700mila in 5 anni

La Coldiretti e altre associazioni di categoria hanno portato alla Camera il grido d'allarme contro quella che definiscono "la peggior fitopatia che l'Italia potesse conoscere"

Albero infetto abbattuto - ANSA/ ROBERTA GRASSI

Le associazioni di categoria hanno portato in Parlamento il grido d’allarme degli agricoltori pugliesi, vittime del flagello che sta decimando i loro uliveti: la Xylella fastidiosa. In cinque anni dall’inizio dell’epidemia di questo batterio delle piante responsabile del cosiddetto “disseccamento rapido” dell’olivo, è passato dall'aver infestato “da 8mila a 770.000 mila ettari di oliveti pugliesi e non solo”, in quella che è la “peggior fitopatia che l’Italia potesse conoscere”. È quanto ha affermato il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, durante un’audizione della commissione Agricoltura della Camera dei deputati.

Il rappresentante dei coltivatori pugliesi ha anche messo l’accento sulle tragiche conseguenze della patologia che “sta cambiando la faccia della Puglia agricola” causando “gravissimi danni a carico del mondo olivicolo, di frantoi, cooperative e vivaisti, un impatto drammatico sul paesaggio ed evidenti ripercussioni di immagine per il turismo”. “Ora il pericolo più incombente - ha spiegato Cantele - riguarda la piana degli olivi e le distese di mandorleti e ciliegeti tra le province di Bari e Brindisi e gli oliveti produttivi delle province di Bari e Barletta-Andria-Trani. È vitale in questa fase una dialettica chiara tra il Governo italiano e l'Ue per scongiurare la procedura di infrazione ma, soprattutto, per mettere in atto una strategia compatta e condivisa contro una batteriosi che corre veloce e che porti risorse”.

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La procedura d’infrazione avviata dall’Ue è una preoccupazione secondaria anche per il coordinatore di Agrinsieme Franco Verrascina, che ha puntato il dito contro “la lentezza con la quale è stata affrontata la problematica” che oltre alle conseguenze legali, avrebbe “fatto sì che il batterio si diffondesse verso il Nord della Puglia, ‘camminando’ per circa 150 km fino ai confini della provincia di Bari”. Verrascina ha sottolineato la necessità di coinvolgere tutte le parti interessate, “in primis le organizzazioni di categoria” per mettere su un’azione coordinata volta a “garantire da subito i provvedimenti necessari a far ripartire l’economia olivicola della Puglia, che rappresenta quasi il 50% della produzione nazionale, e il polo vivaistico della Regione, che ha fatto registrare importanti danni”.

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