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L'insegna del mattatoio di Tonnies - foto Ansa EPA/FOCKE STRANGMANN

L'insegna del mattatoio di Tonnies - foto Ansa EPA/FOCKE STRANGMANN

Il mega focolaio nel mattatoio spaventa la Germania, imposto lockdown in tutto il distretto

Contagiati 1.553 dipendenti su un totale di 6.139. Nella zona vietati di nuovo gli incontri tra le famiglie, chiusi bar e ristoranti

Il mega focolaio di coronavirus scoppiato nel mattatoio Toennies nella città di di Guetersloh vicino Dortmund, nel Nord Reno Westfalia, dove sono stati contagiati ben 1.553 dipendenti su un totale di 6.139 addetti sta spaventando la Germania.

Nuova quarantena

Per questo le autorità del popoloso Land occidentale del Paese hanno deciso di rimettere in quarantena un intero distretto della città come parte degli sforzi per contenere il contagio. Lo ha annunciato il premier della Regione, Armin Laschet, che ha reintrodotto misure che interesseranno centinaia di migliaia di residenti e dureranno fino al 30 giugno. Saranno vietati i contatti tra famiglie e le nuove restrizioni porteranno alla chiusura delle palestre, dei cinema e dei bar, oltre a determinare la cancellazione di numerosi eventi culturali, come è avvenuto a livello nazionale a marzo. Il focolaio "è il più importante" del Paese, ha lamentato Laschet, anche se la stragrande maggioranza dei casi si è comunque verificata tra i dipendenti dell'impianto di lavorazione della carne e solo 24 contagi esterni sono stati registrati.

Altri focolai

Altri focolai sono stati registrati a Berlino e Gottinga dove pure interi complessi residenziali posti in isolamento. Nella capitale sono circa 369 le famiglie in quarantena, dopo che 70 persone sono risultate positive nel quartiere meridionale di Neukölln. A Gottinga sono 700 le persone in isolamento, dopo che 120 persone sono risultate positive, e diverse le scuole chiuse.

Sale il fattore R

In Germania, quindi il fattore R è salito a 2,76, le autorità sanitarie temono una seconda ondata ma ritengono che la situazione possa essere ancora evitata e serve cautela. Per Lothar Wieler, numero uno del Robert Koch Institute, l'innalzamento del fattore R è legato "ai cluster locali", quindi, "posso solo chiedere di continuare a prendere la malattia seriamente per quanto lo è". Wieler ha anche sottolineato che, poiché il numero totale di nuove infezioni è rimasto relativamente piccolo, nel Paese ci sono 6.300 casi attivi (con 192.157 contagiati e 8.909 morti), il fattore R non deve essere sopravvalutato.

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