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Mercoledì, 30 Novembre 2022
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L'Indonesia vieta l'export di olio di palma, ma solo per un mese

Jakarta fissa limiti al commercio per alcuni prodotti derivati da questo grasso vegetale, scatenando il panico sui mercati. Il settore è già in crisi a causa del conflitto in Ucraina

Marcia indietro da parte dell'Indonesia, rispetto al divieto di esportazione di olio di palma annunciato appena la settimana scorsa. Gli esponenti del governo di Jakarta hanno annunciato che lo stop alle vendite all'estero non durerà, probabilmente, più di un mese dato che il Paese non possiede infrastrutture sufficienti per conservare l'olio in eccesso. Inoltre, l'insistenza da parte degli acquirenti esteri per riprendere le spedizioni si fa sempre più pressante.

L'Indonesia è il primo esportatore mondiale di olio di palma e l'annucio del divieto di export aveva creato uno shock su tutti i mercati, facendo salire i prezzi di tutti gli oli commestibili. Il meccanismo ha seminato confusione e allarme, sia tra gli esportatori che tra i consumatori. Questa prima fase di panico si è placata solo dopo che le autorità hanno spiegato che il divieto si applicherà solo alle esportazioni di oleina di palma raffinata, sbiancata e deodorizzata (Rbd) a partire da domani (giovedì 28 aprile), e non influenzerà i flussi di olio di palma grezzo o di altre forme di prodotti derivati. Jakarta minaccia però di ampliare lo stop all'export "se c'e' una carenza di olio di palma raffinato", in base ad una presentazione che il governo ha illustrato alle aziende.

Secondo le stime degli analisti, l'oleina di palma Rbd rappresenta circa il 40% delle esportazioni totali dell'Indonesia di prodotti derivati da questo olio. Eddy Martono, segretario generale del Gapki, la più grande associazione indonesiana di olio di palma, calcola che se il divieto fosse totale tutti i serbatoi sarebbero pieni anche prima di un mese. Una volta che questi esauriscono lo spazio, i frantoi non possono lavorare i grappoli di frutta fresca, che marcirebbero e costringerebbero la produzione a diminuire, ha dichiarato Martono alla Reuters.

La scelta dell'Indonesia si inserisce in un periodo già molto delicato per il settore alimentare. L'invasione russa dell'Ucraina ha provocato un effetto a catena sui mercati, con un incremento dei prezzi record, soprattutto dei cereali e degli oli vegetali, nello specifico di colza e girasole, di cui Kiev era uno dei principali esportatori al mondo. In particolare, l'industria conserviera si è ritrovata in grave difficoltà vedendo venire meno uno dei suoi fornitori chiave di grasso vegetale, con le aziende alla disperata ricerca di alternative per realizzare conserve, piatti pronti e prodotti surgelati. L'olio di palma in questi anni, a causa della correlazione con la deforestazione di vaste aree del pianeta, inclusa l'Indonesia, in questi ultimi anni era stato messo “sotto processo” e bandito da numerosi prodotti diffusi nell'Unione europea, al punto che su molti prodotti si è diffusa l'ormai nota dicitura “senza olio di palma”. In una fase in cui i grassi vegetali alternativi più comuni scarseggiano, le politiche sugli ingredienti di numerose aziende potrebbero mutare.

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