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Domenica, 29 Maggio 2022
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In Italia record di produttori biologici, ma la Francia ci batte per numero di ettari

L'Unione europea è il secondo mercato più grande, dopo gli Usa. Consumatori tedeschi i più fedeli: hanno speso 15 miliardi di euro per alimenti senza pesticidi

Medaglia d'oro all'Italia per numero di produttori biologici: ben 71.590. l'argento tocca alla Francia (53.255), seguita dalla Spagna con 44.493. Sono i dati che emergono dalle statistiche pubblicate dall'Istituto di Ricerca sull'Agricoltura Biologica (FiBL) in collaborazione con Ifoam Organics Europe e International. Lo studio, denominato The World of Organic Agriculture 2022, mostra la crescita record registrata dal biologico nel 2020, i cui terreni hanno raggiunto i 14,9 milioni di ettari. Rispetto agli anni precedenti il ritmo è stato più lento, ma il mercato biologico dell'Unione europea ha segnato anch'esso un aumento record, pari a +15,1%.

Oltre la metà dei terreni biologici totali dell'Ue, pari a 17,1 milioni di ettari, è concentrata in 4 paesi: Spagna, Italia, Germania e Francia. Quest'ultima si è aggiudicata il premio come Paese che ospita la più grande superficie agricola biologica (2,5 milioni di ettari) tra i paesi dell'Ue, seguita da Spagna (2,4) e Italia con 2,1 milioni di ettari: 102mila in più rispetto al 2019. Come dicevamo, però, il primato per numero di produttori biologici spetta ancora all'Italia. Il nostro Paese si distingue anche come incidenza di superficie bio sul totale, pari al 16,6 %, la più elevata nell'Unione europea, in cui la media è del 9,2%.

L'Unione europea, con 44,8 miliardi di euro, è il secondo mercato del biologico più grande, dopo gli USA. Terza piazza per la Cina. A livello di vendite, sono i consumatori tedeschi quelli che prediligono i prodotti biologici, con un mercato valutato circa 15 miliardi di euro, seguita dalla Francia con 12,7 miliardi di euro e dall'Italia con un mercato molto più piccolo di 3,9 miliardi di euro. I produttori italiani tendono, però, a investire molto sull'export. “Anche se la Francia sta crescendo a un ritmo più sostenuto, l’Italia continua a mantenere la leadership europea sia come numero di produttori che come percentuali di superficie coltivata” ha commentato Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, sottolineando: “Per non perdere il ruolo di primo piano, in un settore che ci vede già naturalmente vocati, diventa prioritaria la promulgazione della Legge sul bio, che dopo essere stata modificata il 9 febbraio dalla Camera deve adesso tornare in Senato per la definitiva approvazione”.

Nell'Unione europea, si sta negoziando in questo periodo il regolamento sulle statistiche degli input e degli output agricoli (Saio). Le nuove norme potrebbero aiutare a migliorare le conoscenze sui sistemi biologici, per far fronte ai nuovi obiettivi fissati dalla strategia "Farm to Fork”, che chiedono agli Stati membri una quota del 25% di campi destinati a una produzione priva di pesticidi chimici. Secondo le associazioni del settore, collezionare dati affidabili e completi sulla produzione biologica può anche incoraggiare nuovi investitori a entrare in questa catena, al fine di accelerare le conversioni e l'accesso al mercato.

La situazione, però, non è solo rosea. Il biologico resta una nicchia a basso rendimento, che necessita di sussidi pubblici per sopravvivere in un mercato molto competitivo. "La crescita dell'agricoltura biologica nell'Ue è stata impressionante fino al 2020, ma è fragile in quanto dipende in parte dal sostegno delle politiche pubbliche, e gli attuali negoziati sui piani strategici della Pac portano molte incertezze”, ha commentato a tal proposito Eduardo Cuoco, direttore di Ifoam Organics Europe, concludendo “ i piani del governo di fermare i pagamenti della Pac che premiano gli agricoltori biologici per i beni pubblici che forniscono rischiano di mettere un freno alla crescita degli ultimi anni."

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