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Mercoledì, 29 Giugno 2022
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L'Africa crede alle promesse di Mosca: "Sarà la Russia ad esportare il grano che ci serve”

Il presidente senegalese Sall ha incontrato Vladimir Putin, dando credito al suo impegno di sbloccare le navi cariche di cibo ferme nei porti ucraini del Mar Nero

Nella sua ricerca di alleanze Vladimir Putin sta puntando dritto all'Africa, il continente in maggiore sofferenza per le mancate esportazioni di cereali causate dal conflitto in Ucraina. E il presidente russo sembra aver incassato un primo importante sostegno: quello del presidente del Senegal Macky Sall, che guida anche l'Unione Africana. Il leader senegalese sembra aver dato credito alla promessa di Mosca di garantire la partenza sicura delle scorte di grano di Kiev dopo un incontro a Sochi con Putin, a cui ha partecipato anche Moussa Faki Mahamat, presidente della Commissione dell'Unione Africana.

Si tratta di un cambio di rotta repentino, considerato che solo martedì scorso Sall aveva inviato un messaggio chiaro ai leader dell'Unione europea riunitisi a Bruxelles, denunciando il diffondersi della propaganda russa nel continente africano. Mosca accusa le potenze occidentali di stare impedendo le esportazioni di cereali tramite le sanzioni, scatenando una crisi alimentare che ha visto duplicare o finanche triplicare i prezzi del cibo e dei fertilizzanti. Numerosi Paesi, come quelli sotto il Sahel o del corno d'Africa, dipendono fortemente dalle importazioni di cibo dall'Ucraina, incapace oggi di esportarlo dato che l'esercito russo ha bloccato i porti sul mar Nero da cui salpano le navi con i container pieni di grano e mais.

Dopo l'incontro con Putin, però, lo stesso Sall sembra dargli credito, affermando che la Russia "è pronta" a esportare il suo grano e i suoi fertilizzanti e invitando i "partner" a rimuovere le sanzioni che la riguardano. In realtà né gli Stati Uniti né l'Unione Europea hanno colpito con misure restrittive i fertilizzanti o il grano russi. L'Unione Africana teme però gli effetti collaterali delle misure adottate nei confronti del sistema finanziario russo, con complicazioni per gli acquisti da parte dei suoi Stati. In un tweet sul suo account ufficiale, il presidente senegalese ha scritto che Putin "ha espresso la sua disponibilità a facilitare l'esportazione di cereali ucraini", nonostante le sue forze armate abbiano bombardato o bloccato i porti ucraini come Kherson, Mariupol e Odessa sin dall'inizio dell'invasione iniziata a febbraio scorso. Sono circa 20 milioni le tonnellate di cereali bloccati nel Mar Nero.

Proprio nei giorni scorsi la Lituania, chiedendo il supporto della Turchia, ha proposto un piano collettivo per proteggere militarmente le navi ucraine, tramite una missione "umanitaria" fuori dal contesto della Nato. Nel frattempo le Nazioni Unite stanno cercando di mediare un accordo con la Russia per creare corridoi di navigazione protetti con la stessa finalità, dopo che sembra essere tramontata l'idea di poter far uscire i cereali via terra, a causa dell'incompatibilità tra le linee ferroviarie ucraine e quelle dell'Unione europea. Tutti questi sforzi non hanno finora ricevuto riscontri. Dopo aver proposto un cambiamento radicale centrato su un'alimentazione indipendente e a base di prodotti locali, Sall sta cercando soluzioni nel breve termine onde evitare che la situazione per le popolazioni africane diventi ancor più insostenibile. E il canto delle sirene di Putin sembra aver ammaliato il presidente senegalese.

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