L'agricoltura italiana scopre i frutti esotici: attesa per avocado, banane e mango

In Puglia si registrano le nuove coltivazioni dei prodotti tipici dell’America Latina. Entusiasmo tra i consumatori: 71% disposto a pagare di più per l’ortofrutta tropicale made in Italy

Dal mango all’avocado, passando per l’ananas e le banane. I frutti esotici sono ormai presenti nella gran parte dei supermarket italiani e si possono acquistare persino nei mercati locali, magari assieme agli altri prodotti a chilometri zero. Peccato che, a differenza di questi ultimi, la frutta tropicale arrivi da Paesi lontani, in particolare dall’America Latina, andando a sottrarre una fetta importante di consumi al made in Italy agroalimentare. Ma il Belpaese potrebbe presto lasciarsi alle spalle la dipendenza straniera dell’ortofrutta tropicale.

In Puglia si registrano infatti le prime coltivazioni di avocado, mango e bacche di Goji. A Castellaneta, nei pressi di Taranto, sono state piantumate 32mila piante di avocado, mentre in Salento ci sono già 8mila piante di mango e altrettante di lime a cui si sommano le precedenti coltivazioni di banane. Lo rivela un'analisi di Coldiretti Puglia, che spiega il fenomeno come effetto “delle mutazioni del clima” e destinato “a modificare in maniera profonda i comportamenti di consumo nei prossimi anni oltre alle scelte produttive delle stesse aziende agricole”. 

Il segmento di mercato della frutta esotica “sta crescendo vertiginosamente considerato che più di sei consumatori su dieci acquisterebbero banane, mango, avocado italiani se li avessero a disposizione”, evidenzia un sondaggio Coldiretti-Ixe'. “Il 71% dei cittadini sarebbe inoltre disposto a pagare di più per avere la garanzia dell'origine nazionale dei tropicali”, prosegue Coldiretti Puglia. Una scelta motivata dal fatto che l'Italia è al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,8%), quota inferiore di 1,6 volte alla media dell'Unione europea (1,3%) e ben 7 volte a quella dei Paesi extracomunitari (5,5%)”.

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Il cambiamento di coltivazioni, sostiene la Coldiretti, “è spinto anche dall'impegno di tanti giovani agricoltori” e rappresenta “un esempio della capacità di innovazione delle imprese agricole italiane nel settore ortofrutticolo”. Troppo spesso, precisa ancora l’associazione, tale capacità “viene però ostacolata da un ritardo organizzativo, infrastrutturale e diplomatico che ha impedito alle imprese di agganciare la ripresa della domanda all'estero, con un crollo nell'ortofrutta fresca esportata nel 2019 dell'11% in quantità e del 7% in valore rispetto all'anno precedente”, conclude Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

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