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Martedì, 18 Gennaio 2022
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Allevatori francesi chiedono di poter sparare ai lupi per difendere le pecore del formaggio Brebis

Nel Paese obbligatorio disporre misure di protezione alternative. L'Unione europea stabilisce regole molto rigide e la caccia è autorizzata solo in circostanze eccezionali

Allarme nel distretto di Tarn, nella Francia del Sud, dove si susseguono attacchi agli allevamenti da parte di lupi. In questa zona rurale dell'Occitania, dove il latte di pecore e capre è utilizzato per produrre numerosi formaggi, come il Brebis, gli agricoltori si appellano allo Stato per poter sparare colpi di difesa contro i lupi che si avvicinano alle mandrie, ance uccidendoli se necessario. L'Ufficio francese per la biodiversità ha attestato 30 attacchi alle mandrie solo nel 2021. Di sicuro, almeno la metà sono da attribuire ai lupi. Le perdite potrebbero essere sottostimate. “Non tutti gli attacchi al bestiame sono registrati perché non tutti gli agricoltori dichiarano sistematicamente le loro perdite”, ha dichiarato a France 3 Philippe Jougla, presidente della Federazione regionale dei sindacati degli agricoltori d'Occitania. Inoltre, c'è il sospetto che non vengano denunciati gli attacchi alle pecore “domestiche”, utilizzate solo per la tosatura e molto diffuse nelle famiglie di queste zone rurali.

Le normativa francese prevede quattro passaggi: sparatoria con proiettili di gomma per spaventare gli animali (sempre autorizzate nel dipartimento); il tiro difensivo, che permette di sparare in direzione del lupo per cercare di ucciderlo; uccisione del lupo nel branco, coordinata con la presenza di almeno dieci persone; prelievo del lupo, autorizzato dal prefetto. Le richiesta degli allevatori riguardano la seconda tappa. Al momento, possono sparare solo come seconda intenzione, dopo essere stati attaccati e aver già adottato misure di protezione, come l'installazione di recinzioni elettriche o la presenza di cani da guardiania vicino agli animali. Se ottenessero l'autorizzazione, invece, gli allevatori potrebbero effettuare i tiri di difesa mortali di prima intenzione, come avviene già nella Lacaune, la zona dove si produce il latte per il celebre formaggio Roquefort.

Caccia vietata in Italia e molto limitata in Ue

In Italia il lupo è stato considerato specie protetta per la prima volta nel 1971, con il decreto ministeriale Natali, che ne vietò la caccia e l’uso di bocconi avvelenati. Nel 1976 il lupo è diventato specie integralmente protetta. La normativa italiana ne vieta quindi la cattura e l’uccisione, il disturbo, il possesso, il trasporto, lo scambio e la commercializzazione. Nell'Unione europea vige la direttiva Habitat, ma esistono norme diverse, a seconda delle condizioni dei lupi nei diversi Stati membri. Nei Paesi dove la popolazione di questo predatore è ricca (come per esempio in Finlandia, Romania, Slovacchia), la caccia è legale, ma soggetta a restrizioni. In altri Paesi, come in Italia e Francia, dove viene considerata specie “vulnerabile” e “in pericolo”, la caccia non è consentita, ma può essere espressamente autorizzata in circostanze particolari, ad esempio con lupi ritenuti problematici per mandrie di bestiame localizzate in aree o situazioni specifiche.

Nel 2019, la Corte di giustizia dell'Ue ha ribadito in una sentenza la particolare rigidità della protezione di questo animale, stabilendo che i permessi di caccia possono essere rilasciati solo in casi eccezionali e come ultima risorsa dopo che le misure non letali sono state adeguatamente attuate. La sentenza era stata emessa contro la Finlandia (dove la caccia è autorizzata), perché erano state concesse nuove licenze, nonostante nel Paese ci fossero appena 200 lupi. Nel motivare la decisione, la Corte aveva specificato che le norme della direttiva Habitat “sono da interpretate alla luce del principio di precauzione". In sostanza, anche in assenza di dati scientifici comprovati, la sola esistenza del rischio che un permesso di caccia influisca negativamente sulla conservazione della popolazione di lupi, questo non va concesso.

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