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Mercoledì, 30 Novembre 2022
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Essere carnivori ci ha reso più intelligenti?

Secondo i paleontologi il passaggio dalle scimmie agli ominidi durante l'evoluzione della nostra specie fu favorito dal fatto di aver iniziato a consumare carne, ma non tutti sono d'accordo

Durante il processo di evoluzione, mangiare carne ci ha aiutato o meno nello sviluppo di determinate capacità proprie degli esseri umani? Circa due milioni di anni fa, apparve sulla Terra un ominide che cominciò ad assomigliare molto a quello che è stato un antenato dell'essere umano: l'Homo erectus, che camminava e correva completamente eretto e aveva un cervello molto più grande di quello dei suoi antenati. Secondo le teorie più accreditate al momento fu per alimentare questo organo che avrebbe iniziato a mangiare carne, perché il cervello, anche se costituisce solo il 2% della nostra massa, consuma un quarto della nostra energia quotidiana e a riposo spende quasi 10 volte di più di altri muscoli. La dieta vegetariana non gli bastava più. La caccia di animali, trasformati in cibo, sarebbe quindi un elemento chiave della trasformazione da ominidi ad esseri umani.

Adesso una ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Pnas, e guidata da W. Andrew Barr della George Washington University, sfida però questa visione a lungo sostenuta dalla comunità scientifica. Le prove mostrano un drammatico aumento del consumo di carne dopo la comparsa dell'Homo erectus, ma Barr ritiene che questo sia dovuto al fatto che quel periodo ha ricevuto molta più attenzione da parte dei ricercatori di quello precedente, quello in cui effettivamente il cervello si è evoluto. I paleontologi finora si sono messi alla ricerca di prove concrete del consumo di carne nell'Africa orientale, considerata la culla del genere umano, trovando prove a sostegno di questa teoria “carnivora”, ma "i nostri risultati minano le narrazioni evolutive che collegano i cambiamenti anatomici e comportamentali nell'homo erectus al consumo di carne", affermano gli autori nel documento.

Per Barr "questo studio e i suoi risultati saranno di interesse non solo per la comunità paleoantropologica, ma anche per tutte quelle persone che attualmente basano le loro decisioni dietetiche su qualche versione di questa narrativa mangia-carne”. Manuel Domínguez Rodrigo, co-direttore di un progetto di ricerca nella gola di Olduvai, dove si trova la maggior parte dei resti analizzati, rivendica la giustezza della teoria carnivoa: "Invece di analizzare le prove tafonomiche [lo studio dei siti e dei fossili che vi si trovano], prendono le variabili che gli convengono per raccontare la loro storia, la narrazione è più importante delle prove", dice il preistorico, accusando il collega insomma di fare teorie senza vere prove.

Antonio Rosas, direttore del Gruppo di Paleoantropologia del Museo Nazionale di Scienze Naturali di Madrid, sottolinea che la prima prova del consumo di carne, anche se controversa, appare già prima dell'omo erectus, con gli australopitecini, ominidi corti con un cervello poco più grande di quello di uno scimpanzé, ma che già camminavano in posizione eretta più di tre milioni di anni fa. Il consumo di carne è apparso senza dubbio con l'Homo habilis, poco più di due milioni di anni fa, ed è aumentato con l'erectus. Questa è l'epoca in cui la carne ci avrebbe reso “umani”. "Nell'evoluzione dell'Homo erectus, tra due e un milione di anni fa, c'è un periodo di equilibrio evolutivo; quando la capacità cranica supera gli 850 centimetri cubici, si raggiunge l'equilibrio", dice Rosas. Questo salto sarebbe dovuto al consumo di carne, che spiegherebbe parte dell'umanizzazione, e i suoi effetti si mantengono con lo stesso consumo per centinaia di migliaia di anni.

Barr, pur riconoscendo un impatto di qualche tipo sull'evoluzione umana, chiarisce: "La questione è se il consumo di carne è specificamente legato all'Homo erectus. Le nostre analisi mostrano che [...] l'idea che ci sia uno spostamento diffuso e sostenuto verso un maggior consumo di carne in questo momento non è ben supportata". Sull'approccio di Rosas, che ricorda che il cambiamento maggiore si verifica durante la comparsa dell'erectus, Barr concede che nel periodo prima di 1,9 milioni di anni fa non ci sono abbastanza siti per sapere quanta carne veniva consumata, quindi saranno necessarie maggiori informazioni per scoprire se c'era davvero un aumento del consumo di carne nel periodo prima della comparsa dell'erectus.

Ana Mateos, ricercatrice in paleofisiologia ed ecologia degli ominidi al Centro Nacional e Investigación sobre la Evolución Humana (Cenieh) di Burgos, loda l'approccio di Barr, che richiede grandi insiemi di dati, analizzati criticamente, per confermare determinate teorie. Ci ricorda che il dibattito sulle diete umane va approfondito, “perché la componente vegetale delle diete non è conservata così bene come le informazioni che possiamo estrarre dal consumo di carne dai marcatori ossei", afferma la scienziata.

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