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Giovedì, 26 Maggio 2022
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L'Ue blocca le esportazioni di vini e liquori pregiati in Russia

La misura riguarda solo bottiglie da oltre 300 euro e rientra nelle nuovi sanzioni decise da Bruxelles nei confronti di Putin. Italia primo esportatore nel Paese, penalizzate soprattutto le bollicine

Le bottiglie di vino e i liquori più pregiati prodotti nell'Unione europea non potranno più essere esportati in Russia. Questi beni rientrano nel nuovo pacchetto di sanzioni che Bruxelles ha adottato nei confronti della Russia, come risposta all'invasione dell'Ucraina ordinata da Vladimir Putin. In generale, le imprese europee non potranno più esportare beni di lusso per un valore superiore ai 300 euro, e tra questi beni rientrano anche le bottiglie di alcolici. Nel caso del vino la misura può riguardare sia la singola bottiglia, che la cassa. Pur colpendo una fascia limitata di prodotti, la sanzione va a danneggiare ulteriormente uno dei settori che traina il Made in Italy a Mosca.

L’Italia rappresenta infatti il primo fornitore di vino in Russia e Ucraina. Nel 2021, secondo i dati di Nomisma Wine Monitor, Mosca ha importato 345 milioni di euro di vino italiano (+18% rispetto all’anno precedente), facendo del nostro Paese il suo punto di riferimento. Più ridotti ma in crescita gli acquisti dall’Ucraina: 56 milioni di euro, con un aumento del 200% negli ultimi cinque anni. Il valore aggregato dei due mercati è pari a circa 400 milioni di euro. I riflessi di questa misura ricadranno anche su Francia e Spagna, gli altri due produttori graditi nei due paesi in guerra. È già stato calcolato che il “danno emergente” derivante dal conflitto sarebbe pari a 217 milioni di euro per i francesi, e 146 milioni per gli spagnoli. Sono alcune tipologie di vino in particolare che subiranno perdite consistenti a causa del conflitto in corso.

Spumante e prosecco più penalizzati

“Nel caso dell’Asti Spumante parliamo della potenziale perdita di un quarto del proprio export, così come del 20% delle vendite oltre frontiera di spumanti generici italiani o del 13% di vini frizzanti», sottolinea Denis Pantini, responsabile agroalimentare e che si occupa del monitoraggio del vino per Nomisma. I consumatori russi e dell’Est Europa amano brindare con vini frizzanti e spumanti dolci, meglio se venduti a prezzi competitivi. In questi Paesi sono particolarmente apprezzati anche i vini fermi siciliani Dop (circa l'8% delle preferenze) e i vini bianchi Dop del Veneto (4%). Il prosecco, invece, nonostante la pandemia, negli ultimi tre anni aveva comunque visto raddoppiare le vendite in questi due mercati. La “bollicina” più celebre ed esportata al mondo ha comunque un peso relativo in Russia ed Ucraina, essendo le sue vendite inferiori al 5% in questi due Paesi.

“Gli operatori interessati devono essere indennizzati per le perdite economiche provocate dalle decisioni del Consiglio Ue”, sottolinea Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, nonostante la misura riguardi come detto una fascia davvero ridotta di prodotti del settore vitivinicolo. Questo blocco delle esportazioni di vini e liquori di lusso dall'Ue verso il mercato russo si somma al divieto, stabilito nel 2014, di importazione di prodotti agroalimentari europei deciso dalle autorità di Mosca. La misura aveva fatto seguito alle sanzioni decise da Bruxelles a seguito dell’invasione della Crimea. Il divieto, tuttora in vigore, riguarda prodotti ortofrutticoli, lattiero-caseari, carni e salumi. Giansanti resta comunque fiducioso: “Siamo comunque ottimisti sulla possibilità di trovare, in sostituzione di quelli russi, nuovi consumatori ed estimatori dei nostri vini a livello internazionale”.

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