"Sfruttati spietatamente per confezionare carne", anche la Germania ha il suo caporalato

Una maxi-operazione della polizia tedesca ha tolto il velo su una realtà emersa soprattutto a causa dei focalai di Covid-19 nei macelli: operai assoldati all'estero per venire impiegati nelle imprese subappaltatrici. In condizioni di semi-schiavitù, secondo gli investigatori

Che il sistema avesse serie falle lo si era capito da tempo, grazie a diverse denunce e inchieste giornalistiche. Ma lo scoppio di focolai di coronavirus all'interno dei macelli ha portato al centro del dibattito pubblico il lato oscuro della fiorente industria della carne tedesca. E adesso una maxi-operazione della polizia sembra dimostrare quanto si dice da tempo: ossia che alla base della produzione di wurstel e hamburger in Germania ci siano sacche di caporalato e sfruttamento criminali.

Il problema riguarda principalmente le imprese di subappalto che si occupano di confezionare la carne prodotto dai grandi stabilimenti. Oltre 800 poliziotti impiegati in diverse parti del Paese hanno scoperto che in queste imprese lavorano diversi migranti portati in Germania clandestinamente e con documenti falsificati, spesso per farli passare come studenti in visita-lavoro. Una cvolta introdotti nel Paese, queste persone, stando a quanto raccontato da un inquirente, venivano "sfruttati spietatamente" dalle imprese subappaltatrici. Secondo i media, circa sarebbero stati individuati finora almeno 80 operai assunti illegalmente, mentrre la rete criminale comprende al momento 10 sospettati di nazionalità tedesca, polacca e ucraina.

Come dicevamo, le condizioni di lavoro dei migranti nell'industria della carne avevano suscitato polemiche a giugno, quando un'epidemia di coronavirus nel mega stabilimento di Tonnies a Gutersloh ha infettato più di 1.500 lavoratori e ha innescato un lockdown locale. Dal 2021, entrerà in vigore in Germania una nuova legge sulla sicurezza e la salute sul lavoro che obbliga le aziende di confezionamento della carne a offrire contratti a tutti i lavoratori a tempo pieno.

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