La Cina verso il divieto al consumo di cani e gatti: “Abusi negli allevamenti e cittadini più sensibili”

Dopo lo stop al consumo di animali selvatici, dovuto a possibili legami con la comparsa del coronavirus, il Governo di Pechino ha deciso di dire basta anche ai cibi a base degli 'amici a quattro zampe', sempre più deplorato dagli stessi cinesi

Il mercato di Guiyang, Foto Ansa (EPA/WU HONG)

Una lunga tradizione, da tanti osteggiata negli Stati occidentali, potrebbe presto finire fuorilegge. La Cina intende, infatti, vietare il consumo di alimenti a base di carne di cani e gatti. A farlo sapere è il ministero dell’Agricoltura di Pechino, che ha pubblicato una proposta in tal senso mercoledì 8 aprile. 

Il disegno di legge

La proposta contiene un elenco di animali che possono ancora essere allevati per ricavarne carne e pellicce o per scopi medici. Cani e gatti non ne fanno più parte, a differenza di altri animali come volpi e struzzi. Secondo l'iter di approvazione legislativa, i cinesi possono ora esprimere il loro parere su questa proposta fino all'8 maggio. 

Le preoccupazioni sugli allevamenti 

In una dichiarazione, il ministero dell’Agricoltura ha affermato che i cani sono stati rimossi dall'elenco a causa delle maggiori preoccupazioni internazionali sugli abusi compiuti negli allevamenti. 

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I provvedimenti post-coronavirus 

Inoltre, sempre più cinesi considerano i cani come animali domestici e quindi disapprovano il loro consumo. Il ministero non fornisce, tuttavia, alcuna spiegazione per la rimozione dei gatti dall'elenco. Le vendite di animali selvatici sono state limitate da febbraio, a causa del legame tra un mercato di Wuhan che vende carne cruda e la comparsa del nuovo coronavirus.

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