Vertice Ue, Confagricoltura: "No a tagli al settore, Stati investano di più"

L'appello dell'organizzazione italiana in occasione del summit europeo in corso a Bruxelles dove si discuterà del nuovo bilancio pluriennale e dei fondi per la Pac

L'aumento c'è stato, ma non quello che gli agricoltori europei si aspettavano: l'ultima proposta degli Stati membri sul prossimo bilancio pluriennale dell'Unione europea non piace al settore. Perché i 10 miliardi in più inseriti nel testo in discussione al Vertice Ue di Bruxelles non sono sufficienti a far fronte ai pesanti tagli alla futura Politica agricola comune, la Pac che scatterà nel 2021. 

La proposta sul tavolo, dice il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, "è assolutamente inadeguata rispetto agli obiettivi programmatici indicati dalla nuova Commissione. Con una capacità di spesa limitata a poco più dell’1% del prodotto interno lordo degli Stati membri, non sarà possibile rilanciare il ruolo dell’Unione rafforzando la crescita sostenibile dell’economia e l’occupazione”.

Per l’agricoltura italiana, significherebbe una riduzione degli aiuti diretti del 3,9% rispetto alla situazione in atto, mentre per lo sviluppo rurale si avrebbe solo una diminuzione dei trasferimenti rispetto alla proposta iniziale (meno 14%) della Commissione".

“In definitiva, i trasferimenti finanziari all’agricoltura italiani continuerebbero a subire un’inaccettabile contrazione, mentre il settore è chiamato a svolgere un ruolo più incisivo per la sostenibilità ambientale dei processi produttivi - continua Giansanti - L’agricoltura italiana ha un ruolo fondamentale in Europa: come rilevato dai dati Istat, è al primo posto per valore aggiunto e al secondo per valore della produzione. I contributi che arrivano dalla Ue incidono, invece, solo per il 15% sul nostro valore aggiunto di settore, contro il 40% della Germania, il 24% della Francia e il 19% della Spagna. Le risorse finanziarie Pac devono essere consolidate sull’attuale livello - sottolinea il presidente di Confagricoltura - E’ una questione di coerenza e di credibilità programmatica”.

Nel documento che sarà discusso dai capi di Stato e di governo viene confermato il processo di armonizzazione degli importi degli aiuti erogati agli agricoltori a livello nazionale, la cosiddetta ‘convergenza esterna’. “Siamo assolutamente contrari e in linea con la posizione espressa dalla ministra Bellanova - puntualizza Giansanti - I trasferimenti agli agricoltori non possono ignorare la diversità dei costi dei fattori produttivi, a partire da quello del lavoro. La Pac è, e deve restare, una politica con finalità economiche e non di redistribuzione delle risorse. Esistono altri fondi della Ue per la coesione economica, di cui beneficiano largamente gli Stati membri che sollecitano la convergenza esterna dei pagamenti della Pac”, aggiunge

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Il presidente di Confagricoltura contesta anche la prevista fissazione di un massimale (“plafonamento”) dei pagamenti alle aziende di maggiore dimensione. “E’ una proposta sbagliata, prima di tutto sotto il profilo economico - dichiara Giansanti - Si andrebbe infatti a tagliare la competitività di quelle imprese che sono tra le più attrezzate a realizzare i cambiamenti necessari per accrescere la sostenibilità ambientale dei processi produttivi”.

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