Covid, per 4 italiani su 10 l'aiuto dell'Ue agli agricoltori è stato insufficiente

E' quanto emerge dall'indagine condotta dall'istituto Demopolis per Citynews. Solo il 18% è a conoscenza delle misure di Bruxelles che hanno consentito di salvaguardare l'approvvigionamento alimentare durante le settime più critiche della pandemia

Solo 3 italiani su 10 pensano che l'Ue abbia aiutato gli agricoltori durante la pandemia e dinanzi alla crisi del coronavirus. Il resto o non sa, o, nel 42% dei casi, ritiene nullo il supporto di Bruxelles al comparto in Italia. Lo rivela un'indagine Demopolis per il Gruppo editoriale Citynews nell'ambito del progetto AgriFoodToday Multimedia, co-finanziato dall'Unione europea. L'indagine, condotta su un campione di 3.000 intervistati, nasce con l'obiettivo di verificare i livelli di conoscenza e le sensibilità dei consumatori italiani in merito alle peculiarità e agli obiettivi della Pac, compresi i temi connessi della sostenibilità ambientale, delle produzioni agroalimentari nell’economia europea, e l’attenzione dei consumatori alle produzioni e alle scelte alimentari di qualità. 

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L'indagine si è concentrata innanzitutto sul ruolo dell'Unione europea nel settore agricolo, sia nella risposta all'emergenza Covid-19, sia per quanto riguarda le sue politiche, in particolare la Politica agricola comune. Fra le azioni dell’Ue a sostegno del settore agroalimentare dinanzi alla crisi del coronavirus, solo il 18% individua le linee guida per consentire i trasporti alimentari nel mercato europeo ed appena l’11% segnala i corridoi privilegiati per la  commercializzazione dei prodotti Ue. Inoltre, 1 italiano su 10 ricorda le misure dirette a sostegno degli agricoltori e delle aree rurali, mentre citazioni inferiori ottengono gli strumenti eccezionali a supporto dei mercati (9%) e gli interventi di semplificazione burocratica e di flessibilità nell'erogazione dei pagamenti diretti (8%). 

Gli italiani e la Pac

Offrire centralità ed evidenza alla capacità di intervento dell’Unione europea in tema di sviluppo sostenibile e di efficace sostegno ai territori è oggi un obiettivo da rafforzare. E si dimostra un’urgenza ancor di più in questa delicata fase di ripresa, dopo le settimane di confinamento e di emergenza connessa al Covid-19. Oggi, un quarto degli italiani non è in grado riconoscere alcuna dimensione di intervento dell’Ue in materia di sviluppo rurale. Il 55% segnala il supporto agli investimenti nel settore, mentre il 44% individua la tutela della sicurezza alimentare. In termini minoritari, fra le aree di intervento dell’Ue, sono individuati anche il sostegno all’innovazione (38%), la promozione dell’imprenditoria agricola giovanile (37%), la protezione dei prodotti europei (29%) e delle produzioni di qualità (27%). Ancora meno individuata (23%) è l’azione di sostegno al reddito degli agricoltori.

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Del resto, oggi, solo il 43% dei cittadini dimostra di conoscere effettivamente che cosa si intenda per Pac. E ciò che è noto delle politiche comunitarie, negli ultimi mesi, è stato spesso percepito come insufficiente o difettoso, anche a causa delle fitte polemiche nel contesto politico italiano sull’efficacia degli strumenti anticrisi approntati dall’Ue. In questo frangente, solo il 16% degli italiani pensa che l'Unione europea sia stata d'aiuto nel favorire l'export dei prodotti agroalimentari made in Italy durante l’emergenza Coronavirus. Il 58% lo esclude, mentre un quarto degli intervistati non riesce ad esprimersi.

Ma esistono antidoti alla sfiducia: ad esempio, valorizzare l’operatività della Pac che risulta ampiamente caldeggiata dai cittadini, soprattutto in ambiti di estrema sensibilità per l’opinione pubblica, come la sicurezza alimentare e la promozione della qualità a tavola. L’indagine condotta dall’Istituto Demopolis corrobora questo assunto. Il 72% degli intervistati richiede infatti che la Politica agricola comune si impegni a garantire maggiore salubrità dei cibi, presìdi le produzioni locali di qualità (65%), tuteli la sicurezza alimentare (60%). Il sostegno economico, funzionale e strumentale al comparto è dimensione prioritaria per 1 intervistato su 2: si sollecita la rimozione delle complicazioni burocratiche (54%), la garanzia di prezzi ragionevoli per i prodotti (53%), fino alla promozione degli investimenti (52%) e dell’imprenditoria giovanile (49%), ed alla creazione di nuovi posti di lavoro legati all’agricoltura (48%).

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Con un interessante trend di crescita rispetto al novembre 2019, oggi il 43% degli italiani ricorda che la Politica Agricola Comune dovrebbe impegnarsi in interventi che mirino alla mitigazione dell’impatto dei cambiamenti climatici. Sotto il terzo di citazioni, altri ambiti di intervento che non scaldano il cuore degli italiani: il sostegno al reddito degli agricoltori (33%), la protezione dei prodotti agricoli europei (32%), il sostegno ai progetti di innovazione tecnologica (29%).
Dopo i periodici allarmi sul rischio alimentare, l’emergenza connessa alla pandemia da Covid-19 ha amplificato la percezione di vulnerabilità dichiarata dagli italiani in tema di alimentazione e salute ed ha corroborato la spinta al Made in Italy, come scelta solidale e di sostegno all’economia nazionale. Con un trend di 5 punti percentuali di crescita nell’ultimo semestre, oggi il 93% dei cittadini sostiene che si debba puntare maggiormente – a livello istituzionale, italiano ed europeo – sulla tutela e sulla promozione delle produzioni agricole locali di qualità.

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