“Sono vettori di Coronavirus”, la Cina mette al bando il consumo di animali selvatici

Il pangolino sarebbe il responsabile della trasmissione del virus dai pipistrelli all’uomo. Pechino impone lo stop anche al commercio delle carni non controllate

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Mentre in Italia si cerca di intervenire sui rischi di contagio del Coronavirus, la Cina ha deciso di intervenire su una delle probabili cause dell’epidemia. Il commercio e il consumo di animali selvatici sarebbe infatti uno dei fattori che avrebbero scatenato non solo la circolazione, ma anche l’adattamento del virus all’uomo. Tra i principali responsabili, si legge in una ricerca scientifica del South China Agricultural University di Guangzhou, ci sarebbe il pangolino. Le sequenze genetiche del Coronavirus rilevato nel mammifero con le squame sarebbero sovrapponibili per il 99% a quelle del microrganismo trasmesso all’uomo. Da qui la messa al bando di tutti gli animali selvatici. 

La decisione 

Il provvedimento è stato deciso oggi dal Comitato permanente del 13esimo Congresso nazionale del popolo, un parlamento con poteri legislativi. Il testo prevede il bando immediato del consumo di carne di animali selvatici, insieme a un giro di vite sul commercio illegale

Dal pipistrello all'uomo

Anche se la comunità scientifica invita a prendere con le pinze qualunque dato sul Coronavirus, del quale si sa ancora poco, è nota la presenza della patologia tanto nei pangolini quanto nei pipistrelli. Questi ultimi sono ritenuti i primi ad aver subito l’epidemia, che potrebbe essersi adattata all’uomo tramite un animale vettore. I sospetti ricadono quindi sul mammifero con le squame, simile al formichiere, che presenta una varietà di Coronavirus adatta al contagio nell’uomo.

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I mercati di animali vivi

Ma prima di arrivare al pangolino, i sospetti dei ricercatori erano ricaduti su due specie di serpenti, anche queste largamente consumate in Cina e probabilmente vendute nel mercati di animali vivi di Wuhan, una delle fonti certe dell'inizio dell’epidemia. Il provvedimento prende dunque di mira il consumo e il commercio non regolamentare di tutti gli animali selvatici, considerati vettori della patologia.

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