Le condizioni di lavoro nei macelli li rendono possibili focolai di coronavirus

I nuovi focolai in Germania fanno aumentare le preoccupazioni del settore. I sindacati: "Disastrosa corsa al ribasso, nel modo in cui vengono trattati i lavoratori per seguire le logiche del mercato"

Foto: EPA/MARWAN ALI

La Commissione europea si trova sotto pressione di associazioni e sindacati per adottare al più presto nuove misure per proteggere i lavoratori nel settore della trasformazione delle carni in tutta Europa. Tanti focolai di coronavirus sono infatti emersi nelle ultime settimane nei tanti centri di lavorazione delle bestie da allevamento. Solo l’ultimo in ordine di tempo è lo stabilimento di Toennies, situato nella regione tedesca Renania Settentrionale-Vestfalia. Nel centro di lavorazione della carne di suino sono stati accertati oltre 1.500 casi di virus, con oltre due terzi dei lavoratori risultati positivi al tampone.

I macelli in pericolo

In confronto, il tasso medio di infezione nell'area locale è solo dello 0,05%, come afferma Peter Liese, medico e portavoce della politica sanitaria del Partito popolare europeo. A seguito della scoperta del focolaio nella regione si è sviluppato un movimento di protesta che prende di mira le condizioni di lavoro precarie e senza il rispetto delle principali norme di prevenzione e sicurezza. Tra le condizioni che favoriscono il contagio di coronavirua nei macelli ci sono, in particolare, le temperature fredde e secche combinate con una scarsa circolazione e ricambio dell'aria.

Le denunce dei sindacati

"L'intero settore è in una corsa disastrosa verso il basso, guidata dal mercato e dalla domanda dei consumatori di carne economica", ha denunciato al Guardian Peter Schmidt, del sindacato tedesco dei lavoratori del settore alimentare. Schmidt punta il dito contro il fatto che i moderni impianti in Germania assumono lavoratori a contratto dall'Europa dell'Est che sono disposti ad accettare salari bassi e condizioni di lavoro più difficili. “Le condizioni di lavoro in questi impianti sono le peggiori in assoluto: si sta al freddo, vicini, e si lavora ad alta velocità. E l'alloggiamento dei dipendenti è paragonabile a quelli dei tempi della schiavitù.Alcune persone devono condividere i letti e fare turni di 12 ore".

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I rischi di una seconda ondata

L’eurodeputato Liese, per tali ragioni, chiede che i sistemi di ventilazione dei macelli siano controllati e adattati al più presto e ha sottolineato che sono urgentemente necessari i test obbligatori e sistematici su tutti i dipendenti dei macelli in tutta l'Ue, oltre a nuove rigide norme sul distanziamento sociale. “I numerosi focolai nei macelli in tutta Europa sono anche un chiaro avvertimento della minaccia di una seconda ondata in autunno e in inverno”, ha dichiarato alla testata Euractiv, con un chiara allusione al fatto che le condizioni e le temperature dei macelli rispecchiano le condizioni meteorologiche invernali.

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