"Coronavirus, prodotti italiani screditati all'estero: Ue intervenga"

L'appello delle organizzazioni agroalimentari italiane: "In atto concorrenza sleale nei confronti del made in Italy". La ministra Bellanova: "Bruxelles protegga nostro export"

Certo, tra quelli che oggi sono pronti ad assicurare che non vi è alcun legame tra il coronavirus e i prodotti agroalimentari delle regioni colpite dall'epidemia, c'è anche chi, poche settimane fa, chiedeva lo sto immediato alle importazioni dalla Cina. Ma tant'è. La legge del contrappasso ha voluto che, adesso, a essere vittima di azioni discriminatorie sarebbe proprio il made in Italy, compresi alcuni pezzi pregiati delle nostre eccellenze agroalimentari. Il cui export sarebbe rallentato da richieste dalla burocrazia dei Paesi di destinazione, con richieste di certificazioni aggiuntive. A denunciarlo sono le associazioni di categoria, da Confagricoltura a Coldiretti. E la ministra Teresa Bellanova ha chiesto al premier Giuseppe Conte di portare il caso in sede Ue. 

"Serve un intervento delle autorità nazionali e comunitarie per fermare pratiche insensate che rischiano di far perdere quote di mercato importanti alle produzioni nazionali per colpa di una concorrenza sleale che mira a screditare i prodotti dall’Italia che sono sani i garantiti come prima", dichiara Coldiretti. Secondo questa organizzazione, "dall'inizio dell'emergenza" ci sarebbe stato già "un crollo" del nostro export agroalimentare. 

 "Siamo impegnati a tutti i livelli per scongiurare il blocco delle esportazioni di prodotti italiani. Una forma di pratica sleale che va condannata e che deve essere immediatamente fermata - fa eco Bellanova - Per questo, d'intesa con gli assessori regionali all'Agricoltura, chiediamo al presidente Conte e al ministro Speranza di sensibilizzare" la Commissione europea "sollecitando un intervento per affermare che non sono legittime e tollerabili richieste di certificazione aggiuntive per i prodotti italiani, poiché non sussistono rischi di trasmissione del virus attraverso gli alimenti e gli imballaggi", aggiunge la ministra.  

Ma i problemi dell'agricoltura italiana non finiscono qui : "Abbiamo da affrontare criticità specifiche, salvaguardando imprese e reddito dei lavoratori, e difficoltà che arrivano da alcuni Paesi europei - continua Bellanova - La minaccia di blocco alle frontiere sta ad esempio spingendo la manodopera stagionale estera a rientrare nei Paesi di origine, con evidente penalizzazione per il nostro settore e le nostre aziende. E cosi' alcune catene della grande distribuzione europea che, strumentalmente, chiedono garanzie sulla sicurezza degli alimenti provenienti dall'Italia per cui, a partire dall'emergenza, molti prodotti made in Italy agroalimentare sono bloccati mentre si registrano nel contempo anche speculazioni sui prezzi dei generi alimentari e delle materie prime. Per questo e' necessario che le informazioni giungano corrette e tempestive: a noi per intervenire adeguatamente, ai cittadini e ai consumatori per garantire trasparenza, correttezza, sicurezza", ha concluso Bellanova. 

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