Nei visoni Covid mutato che può resistere al vaccino, la Danimarca ucciderà 17 milioni di animali

Tutte le bestie di tutti gli allevamenti del Paese saranno abbattute: “Ceppo mutato e più pericoloso”. Anche in Italia aumentano le pressioni per la definitiva chiusura degli allevamenti sul nostro territorio

Alcuni dei visoni uccisi in Dnaimarca - foto Ansa EPA/METTE MOERK

Il più grande allevatore di visoni da pelliccia al mondo, la Danimarca, sterminerà tutti i 17 milioni di animali nei circa 1.100 impianti del Paese, a causa dei timori che una mutazione Covid-19 che si sposta dal visone all'uomo possa mettere a repentaglio i futuri vaccini.

Virus mutato e più resistente

La premier Mette Frederiksen ha spiegato che 12 persone sono già state infettate dal virus mutato e che i visoni sono ora considerati un rischio per la salute pubblica. "Il virus mutato nel visone può rappresentare un rischio per l'efficacia di un futuro vaccino", ha avvertito Frederiksen. "Abbiamo una grande responsabilità nei confronti della nostra stessa popolazione, ma con la mutazione che è stata ora trovata, abbiamo una responsabilità ancora maggiore anche per il resto del mondo", ha poi dchiarato. "Siamo a conoscenza di segnalazioni dalla Danimarca di un certo numero di persone infettate da coronavirus dai visoni, con alcune modifiche genetiche nel virus. Siamo in contatto con le autorità danesi per saperne di più", ha fatto sapere l'Oms in un tweet.

Contagi dagli animali all'uomo

Il mese scorso la Danimarca aveva iniziato ad abbattere milioni di animali nel Nord del Paese, ma quell'intervento sembra non essere bastato. Ora anche l'esercito, la polizia e il servizio di emergenza nazionale saranno mobilitati per aiutare le fattorie con l'abbattimento dei visoni, allo scopo di eliminerà l'intera mandria. Reuters ha riferito che il ministro della Sanità ha affermato che circa la metà delle 783 persone infette nel nord della Danimarca, sede di un gran numero di allevatori, ha avuto infezioni derivanti dagli impianti.

L'appello degli animalisti in Italia

"Facciamo appello al governo e al parlamento affinché stabiliscano la chiusura per sempre di tutti gli allevamenti di animali da pelliccia in Italia, purtroppo ancora attivi in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Abruzzo, prevedendo il recupero e la riabilitazione degli animali. Questi allevamenti possono ricordare i cosiddetti ‘mercati umidi’ cinesi, come quello di Whuan, dove si è verificato il primo contagio da animale selvatico a uomo, come attestato dai ricercatori", dichiara il presidente dell’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), Massimo Comparotto. "In questi stabilimenti gli animali vivono spesso in pessime condizioni igieniche e lo stress che subiscono dalla nascita all’uccisione è altissimo, costretti come sono a subire un’angusta cattività in scenari d’inferno. Un motivo di più per riflettere sulla necessità di chiudere tutti questi stabilimenti. Inoltre, le case di moda si rassegnino: la pelliccia è out, proprio in quanto prodotto derivante da crudeltà".

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