Coronavirus, “lavoratori rumeni in quarantena, a rischio il made in Italy”

L’allarme di Coldiretti sull’assenza di manodopera e la paura concreta di “perdita dei raccolti nazionali”. Gli stranieri in campagna forniscono oltre un quarto dei cibi del Belpaese

Il coronavirus costringe il mondo agricolo italiano a fare i conti con la dipendenza da manodopera straniera, in particolare proveniente dalla Romania, che potrebbe scomparire all’improvviso, abbandonando le imprese delle campagne italiane alla difficile ricerca di personale locale. La Coldiretti, associazione di rappresentanza delle aziende agricole, ha infatti messo nel mirino “la misura restrittiva della quarantena per 14 giorni imposta dal ministero della Sanità di Bucarest alle persone che arrivano via terra in Romania dal Veneto e dalla Lombardia”.

Il contributo dei rumeni al made in Italy

“Una decisione - si legge in una nota dell’organizzazione - che ha provocato le disdette degli impegni di lavoro da parte dei cittadini rumeni in Italia proprio alla vigilia della primavera con la ripresa dell'attività nei campi con il rischio concreto della perdita dei raccolti nazionali”. Per capire la gravità della situazione, basti pensare che più di 1/4 dei prodotti made in Italy che finiscono sulle nostre tavole “viene ottenuto da mani straniere” grazie a “370mila lavoratori provenienti da ben 155 Paesi diversi che hanno trovato regolarmente occupazione in agricoltura fornendo il 27% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore”.

Da dove vengono gli stranieri

La comunità di lavoratori agricoli stranieri più numerosa in Italia, spiega Coldiretti - “è proprio quella rumena con 107.591 occupati, davanti a marocchini con 35.013 e indiani con 34.043, che precedono albanesi (32.264), senegalesi (14.165), polacchi (13.134), tunisini (13.106), bulgari (11.261), macedoni (10.428) e pakistani (10.272)”. I dati arrivano dal Dossier statistico Immigrazione 2019 elaborato dall’organizzazione di categoria

L’appello

“Occorre un intervento sul piano nazionale e comunitario - chiede il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini “per evitare che vengano poste ingiustificate barriere alla circolazione dei lavoratori e delle merci con decisioni estemporanee delle autorità di Paesi comunitari e non”. Tali misure, conclude l’organizzazione, “generano grande insicurezza ma anche danni economici ed occupazionali”. Di fatto, un’ammissione della dipendenza del settore dalla manodopera straniera.

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