“La deforestazione causerà nuove pandemie”

Hiv, ebola, febbre suina e Covid-19: si allunga la lista delle patologie virali trasmesse dagli animali selvatici all’uomo. Gli scienziati mostreranno la relazione tra distruzione dei boschi e malattie alla prossima riunione Onu

Foto EPA/Ansa

Dalla mobilità globale all’alta densità di popolazione, sono tanti i fattori che hanno consentito al Covid-19 di colpire in meno di un anno tutti i Paesi del mondo. E mentre la modalità di propagazione del coronavirus è ormai cosa nota, più difficile è l’individuazione delle cause della pandemia. Secondo la testata britannica The Guardian, gli scienziati si preparano a rimproverare i leader globali su un aspetto finora trascurato: la deforestazione. La “dilagante” riduzione degli ettari di bosco, dovuta in gran parte all’espansione incontrollata dell'agricoltura e alla costruzione di miniere in regioni remote stanno infatti contribuendo a creare una “tempesta perfetta” per la trasmissione di malattie dalla fauna selvatica alle persone.

L’allarme della comunità scientifica, stando a quanto riportato dalla testata inglese, arriverà nel corso del vertice delle Nazioni Unite sulla biodiversità, in programma a New York per il mese prossimo. In tale occasione, ambientalisti e biologi mostreranno l’evidenza di un forte legame tra la devastazione delle aree verdi e l'aumento dell'emergenza di nuove malattie mortali come il Covid-19. Gli scienziati sfrutteranno l’occasione anche per tornare a sensibilizzare su altri fattori scatenanti delle malattie trasmissibili all’uomo, quali lo sfruttamento di animali selvatici come fonti di cibo e di medicine o il contatto con le specie esotiche oggi richieste come animali domestici da compagnia. 

Al netto dei fattori secondari, l’emergenza deforestazione verrà esposta ai leader con numeri che lasciano poco spazio alle interpretazioni. Quasi un terzo di tutte le malattie emergenti ha avuto origine dal processo di cambiamento dell'uso del suolo, affermano gli scienziati che parleranno all’evento delle Nazioni Unite. Di conseguenza, cinque o sei nuove epidemie all'anno potrebbero presto colpire la popolazione umana. Si stima che ogni anno decine di milioni di ettari di foresta pluviale e altri ambienti incontaminati vengano demoliti con i bulldozer per coltivare palme, allevare bestiame, estrarre petrolio e fornire accesso a miniere e giacimenti. “Ciò porta alla distruzione diffusa della vegetazione e della fauna selvatica che ospitano innumerevoli specie di virus e batteri, la maggior parte sconosciuta alla scienza”, afferma il Guardian. “Questi microbi possono quindi infettare accidentalmente nuovi ospiti, come gli esseri umani e il bestiame domestico”.

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Un esempio di tali episodi di trasmissione è fornito dal virus Hiv. La patologia virale nel XX secolo si è diffusa da scimpanzé e gorilla, che venivano macellati per ottenere carne selvatica in Africa occidentale, agli uomini. Da allora, ha causato la morte di oltre 10 milioni di persone. Altri esempi sono l’ebola, trasmessa dai pipistrelli ai primati e quindi agli esseri umani, l'influenza suina del 2009 e il virus Covid-19, originariamente trasmesso all'uomo dai pipistrelli.

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