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Martedì, 4 Ottobre 2022
La sfida

In Svizzera un referendum deciderà il destino degli allevamenti intensivi

Indetta una consultazione popolare allo scopo di migliorare il benessere degli animali, anche se il Paese vanta già leggi molto severe in materia. Il governo, la destra e i produttori si oppongono temendo un aumento dei prezzi

La Svizzera dirà addio agli allevamenti intensivi? La data di scadenza per deciderlo è il 25 settembre, lo stesso giorno delle elezioni italiane, quando la popolazione sarà chiamata ad esprimersi tramite un referendum, come da tradizione per la Confederazione. La questione è delicata dato che l'agricoltura rappresenta un settore produttivo chiave. A proporre il quesito sono state delle associazioni antispeciste e animaliste, tra cui la Fondazione Franz Weber e Sentience Politics, tramite un'iniziativa popolare che chiede di vietare l'allevamento intensivo nella nazione, la quale già vanta una legislazione molto severa in materia di benessere degli animali. Governo e gran parte del Parlamento ritengono che questa legislazione offra protezione sufficiente al bestiame e invitano quindi il popolo a respingere il testo. che chiede di mettere del tutto al bando la modalità intensiva negli allevamenti.

Cosa chiedono di preciso gli animalisti?

La proposta chiede l'inserimento nella Costituzione svizzera della tutela della dignità del bestiame e il divieto di allevamenti intensivi. Nello specifico prevede che fra 25 anni i requisiti relativi al benessere del bestiame e del pollame dovranno soddisfare almeno le direttive del marchio Bio Suisse del 2018. I requisiti si applicherebbero inoltre alle importazioni di animali e derivati. A sostenere l'iniziativa figurano anche Greenpeace, Bio Suisse, l'Associazione dei piccoli agricoltori, la Società svizzera per la protezione degli animali, Pro natura e il Partito ecologista svizzero.

Cosa si intende per allevamento intensivo?

Viene definito allevamento intensivo "un allevamento industriale che mira a rendere la produzione di prodotti animali il più efficiente possibile, compromettendo sistematicamente il benessere degli animali". Secondo il Governo svizzero, l'allevamento intensivo così definito è già vietato dalla legislazione vigente. Una legge federale stabilisce in effetti che chiunque abbia a che fare con gli animali deve tenere conto al meglio delle loro esigenze, garantire il loro benessere e non ledere la loro dignità.

Qual è la normativa vigente?

Da questo punto di vista la Svizzera si è dimostrata all'avanguardia, vietando sin dal 1996 l'allevamento di galline in batteria. Sono inoltre previste dimensioni minime per gli spazi vitali accordati al bestiame e al pollame, nonché agli animali domestici. Sono stabiliti anche limiti al numero di unità per ogni specie. Ad esempio, le aziende agricole non possono tenere più di 1.500 suini da ingrasso, oltre 27mila polli per la produzione di carne e 300 vitelli. Rispetto alle leggi in vigore nei paesi dell'Unione europea, meno stringenti, disciplina anche la formazione degli allevatori e delle allevatrici, l'alimentazione e le condizioni di trasporto.

Quali danni provocano gli allevamenti intensivi ?

I promotori del referendum ritengono che questi numeri siano comunque troppo alti per garantire il benessere degli animali e propongono gruppi ancora più piccoli, con maggiore spazio e un accesso all'aria aperta. Il comitato chiede anche che gli animali siano trattati come esseri senzienti e non più come merci. Tra gli effetti nocivi provocati dall'allevamento intensivo citano l'aumento della resistenza agli antibiotici, maggiori rischi di pandemie ed elevate emissioni di gas a effetto serra.

Problema globale?

Come in gran parte del mondo occidentale, le aziende che allevano bestiame sono diventate sempre più grandi, ma si sono ridotte di numero, dimezzandosi in 3 anni. Le imprese specializzate hanno preso il posto delle piccole realtà di stampo familiare, mentre il numero medio di animali allevati è aumentato molto. Ciò nonostante la Svizzera si è difesa meglio da questo cambiamento strutturale rispetto ad altri Paesi quali Germania, Francia e Italia, dove le aziende agricole sono molto più grandi e in crescita più rapida.

Chi si oppone al divieto?

La posizione del governo è sostenuta dai partiti di destra e di centro, restii ad introdurre nuove restrizioni all'allevamento, gli operatori cimmerciali, l'Unione svizzera dei contadini e quasi tutte le associazioni di agricoltori e agricoltrici. I produttori temono che, se l'iniziativa verrà approvata, molte aziende agricole non saranno in grado di ampliare le proprie infrastrutture, trovandosi così in grande difficoltà. L'aumento dei costi di produzione verrebbe inoltre scaricato sui consumatori, con il rischio di importare maggiori quantità di carne e uova o spingendo la popolazione ad effettuare acquisti nei Paesi confinanti.

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