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Giovedì, 7 Luglio 2022
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Donare animali ai Paesi poveri contro la fame? Può fare più male che bene

Organizzazioni di beneficenza, come Oxfam, lo fanno come forma di aiuto alle popolazioni, ma il rischio è aumentare siccità ed erosione del suolo

Comprare una capra ad una famiglia in un Paese “povero”, per aiutarla a combattere la fame, è davvero sensato? Secondo alcuni scienziati no. Il regalo rientra tra le proposte natalizia di varie Ong, che motivano i loro sostenitori a donazioni “mirate” per l'acquisto di animali, come capre e giovenche, che potrebbero diventare una fonte di reddito. Secondo la nota scienziata Jane Goodall, che da anni si batte per la tutela della natura e lo sviluppo sostenibile, queste donazioni rischiano di avere un effetto boomerang, con conseguenze indesiderate, specialmente dove l'acqua è scarsa. “Nel periodo che precede il Natale … gli animali da fattoria vengono acquistati in gran numero da donatori generosi. Sfortunatamente, questo può portare a conseguenze non volute”, ha dichiarato al Guardian la Goodall, precisando: “Gli animali devono essere nutriti e hanno bisogno di molta acqua, che in molti luoghi sta diventando sempre più scarsa grazie al cambiamento climatico. Le cure veterinarie sono spesso limitate o totalmente assenti". In sostanza i possibili danni sarebbero superiori ai benefici.

Tra le organizzazioni che propongono il regalo di animali come iniziativa di beneficenza c'è Oxfam. Tramite l'Ong è possibile comprare una capra per 12,50 sterline (poco meno di 15 euro). L'ente, che lotta per favorire lo sviluppo delle persone in stato di difficoltà in tutto il mondo, sostiene che il suo progetto ha cambiato la vita di migliaia di famiglie, da quando il primo progetto è stato avviato in Malawi nel 2005. "Una capra è un bene prezioso per una famiglia vulnerabile, dato che si riproduce facilmente e può produrre fino a sei figli all'anno”, afferma il portavoce di Oxfam, che sottolinea: “Idealmente, entro un anno, ogni famiglia sarà in grado di scegliere di fare entrambe le cose: vendere le capre per migliorare le loro case o pagare le tasse scolastiche; e usare il concime per aumentare i raccolti di mais e verdure per produrre un surplus da vendere". La scienziata Goodall propone invece un'alternativa per chi desidera donare un contributo natalizio “duraturo” nei Paesi in via di sviluppo. Raccomanda alle persone di finanziare i centri di sementi della comunità e i sistemi di irrigazione dell'acqua, oltre ad investire in progetti che favoriscano la rigenerazione del suolo.

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