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Lunedì, 15 Agosto 2022
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Stop alla feta prodotta in Danimarca e venduta fuori dall'Ue. La Grecia esulta

Per la Corte di giustizia dell'Ue il formaggio ellenico è protetto dal marchio Dop anche fuori dai confini europei. Copenaghen viola i diritti di proprietà intellettuale e quelli commerciali

La Danimarca ha violato la normativa europea lasciando che alcune sue aziende producessero feta da vedere fuori dai confini dell'Unione europea. Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue dando un colpo a Copenaghen in quella che è una vittoria per Atene. Il tribunale comunitario aveva già riconosciuto come questo formaggio fosse esclusivamente greco, dato che il nome "Feta" è stato registrato come denominazione di origine protetta (Dop) sin dal 2002, ribadendo che questa denominazione può essere utilizzata solo per i formaggi originari prodotti in Grecia e che corripondano al disciplinare di produzione.

Il caso era stato sollevato nel 2019 dalla Commissione, col sostegno di Atene e Cipro, che contestavano alla Danimarca di non aver impedito ai suoi produttori di commercializzare con la denominazione “Feta” un formaggio destinato all'esportazione verso Paesi terzi. Il governo di Copenhagen aveva sostenuto che il divieto di usare la denominazione protetta ai applicava solo ai prodotti venduti negli Stati membri, lasciando esclusi i mercati dei Paesi terzi, reputando inoltre il divieto di esportazione come un ostacolo al commercio.

Atene rivendica da tempo l'esclusività sulla produzione di questa specialità casearia dall'aspetto bianco e friabile frutto della miscela tra latte di pecora e di capra. Il suo uso sarebbe stato registrato per la prima volta nell'VIII secolo a.C., venendo citato già da Omero nell'Odissea. Da allora è un elemento caratterizzante della cucina ellenica, usato come condimento delle tradizionali insalate e utilizzato come ripieno per dolci e torte salate tipiche della zona. I danesi commercializzano invece la loro "feta" dal 1963, producendo il formaggio con solo latte vaccino pastorizzato.

Nella sentenza, la Corte di giustizia ha respinto la tesi danese, rilevando che il regolamento sui marchi Dop e Igp tutela i prodotti dell'Unione europea anche se destinati all'esportazione in Paesi terzi. Nello specifico i produttori di “Feta” operanti in Danimarca avrebbero violato i diritti di proprietà intellettuale connessi ai marchi Dop e Igp, il cui scopo è quello di aiutare i produttori di alimenti legati a un'area geografica, “assicurando un'equa remunerazione per le qualità” e “assicurando una protezione uniforme delle denominazioni”, nonché “fornendo ai consumatori informazioni chiare sulle caratteristiche di valore aggiunto del prodotto”.

L'uso scorretto della denominazione da parte dei produttori danesi, perché non conforme al disciplinare, ha impedito il perseguimento di tali obiettivi, sostengono i giudici. Ad Atene è stata immediata l'esultanza a fronte della sentenza. "È un giorno meraviglioso per il formaggio feta autentico", ha dichiarato Christos Apostolopoulos, a capo dell'Associazione delle industrie lattiero-casearie greche, che produce l'80% delle scorte del Paese.

"La logica della Corte europea era assolutamente corretta. La storia ha dimostrato che si tratta chiaramente di un prodotto greco e per noi questa è chiaramente una buona decisione” ha detto Ioannis Filokostas, presidente dell'unione dei ristoratori di Salonicco, la metropoli settentrionale della Grecia. La Corte di Lussemburgo nel verdetto ha precisato che la Danimarca ostacola non solo il diritto dei produttori greci a un reddito equo, ma anche la stessa posizione dell'Ue nelle trattative con i partner commerciali.

Secondo le stime dell'Associazione delle industrie lattiero-casearie greche, sono 30mila gli agricoltori greci impegnati nella produzione di circa 130 tonnellate di feta all'anno. "La nostra organizzazione rappresenta circa il 95% delle nostre esportazioni totali", ha precisato Apostolopoulos. "Quello che la Danimarca sta facendo è una frode totale. L'unico modo in cui le sue aziende possono continuare a vendere il prodotto è chiamarlo 'formaggio bianco in salamoia', ha concluso il presidente.

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