Frodi, Ue bacchetta l'Italia: "Vigili sugli aiuti diretti"

Dopo l'ultimo scandalo dei pagamenti europei percepiti da falsi agricoltori legati alla mafia nel Messinese, Bruxelles chiede maggiori controlli da parte degli Stati membri. Non solo nel Belpaese

Il commissario Ue all'Agricoltura Janusz Wojciechowski

L'ultima frode scoperta ammonterebbe a 10 milioni di euro: fondi provenienti dall'Ue e destinati ad aiutare gli agricoltori. Peccato che, grazie a un sistema di collusioni, tali risorse finivano nelle tasche di prestanome della mafia. E' successo nei Nebrodi, in Sicilia. Ma truffe simili sono state già scoperte nel recente passato non solo in Italia, ma anche altrove, dalla Francia all'Ungheria. Ecco perché adesso la Commissione europea chiede agli Stati membri "una politica di tolleranza zero sulle frodi" e maggiori controlli "per evitare che accadano queste queste situazioni".

Il monito è arrivato dal portavoce dell'Esecutivo comunitario, Daniel Rosario: "L'Ue ha dei meccanismi per verificare il cattivo uso dei fondi europei e dei meccanismi per recuperare questi fondi e evitare una penalizzazione del contribuente europeo e del bilancio europeo - ha spiegato - Abbiamo regole molto chiare sulla gestione di questi fondi", ossia quelli relativi agli aiuti diretti per gli agricoltori, che coprono buona parte dei fondi della Politica comune agricola. Solo nel 2019, in Italia, sono stati erogati 1,2 miliardi di pagamenti. "Si tratta di una una gestione condivisa tra Stati membri e Ue - aggiunge Rosario - e spetta agli Stati membri assicurare le misure necessarie se ci sono dei sospetti sulla cattiva gestione".

Che il problema non sia solo italiano, lo ha dimostrato una inchiesta del New York Times, secondo cui in Ungheria e in altri Paesi Ue dell'Est, gli aiuti diretti e più in generale le risorse della Pac sono utilizzati per finanziare gli alleati politici. Già nel 2015, un rapporto del Parlamento europeo aveva sollecitato una modifica delle regole per prevenire le frodi. Ma  

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