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Mercoledì, 30 Novembre 2022
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"Mosca distrugge silos di grano in Ucraina. 25 milioni di tonnellate bloccate nel Paese"

Lo sostiene la Fao, ma Mosca smentisce. In crisi i mercati alimentari mondiali, con ripercussioni gravi anche per gli allevamenti, privi di mangimi

Quasi 25 milioni di tonnellate di grano sono bloccate in Ucraina e non possono lasciare il Paese a causa di problemi legati alle infrastrutture e al blocco dei porti nel Mar Nero, ad opera delle forze armate russe. Queste in sintesi le dichiarazioni di un funzionario dell'agenzia alimentare delle Nazioni Unite, preoccupato per le gravi conseguenze che le mancate esportazioni d Kiev stanno generando nel sistema alimentare mondiale. "E' una situazione quasi grottesca quella che vediamo al momento in Ucraina, con quasi 25 milioni di tonnellate di grano che potrebbero essere esportate ma che non possono lasciare il paese semplicemente a causa della mancanza di infrastrutture e del blocco dei porti", ha detto Josef Schmidhuber, vice direttore della Fao, Divisione Mercati e Commercio, in una conferenza stampa a Ginevra. Schmidhuber sostiene inoltre che i silos pieni potrebbero provocare carenze di stoccaggio durante il prossimo raccolto di luglio e agosto. "Nonostante la guerra, le condizioni del raccolto non sembrano così difficili. Questo potrebbe davvero significare che non c'è abbastanza capacità di stoccaggio in Ucraina, in particolare se non si apre un corridoio per l'esportazione di grano", ha detto il funzionario.

Secondo alcuni rapporti, ha aggiunto, alcuni depositi di grano sarebbero stati distrutti nei combattimenti. Pur senza fornire dettagli, trapela dalle dichiarazioni una non troppo velata accusa nei confronti di Mosca, che starebbe mettendo in crisi il sistema agricolo ucraino, sfruttando i danni come ulteriore arma contro Kiev. Le forze militari russe dopo aver rinunciato, al momento, ad invadere Kiev, si sono concentrate sul Donbass e sulla striscia ucraina che si affaccia sul Mar Nero, occupando alcune delle città e degli snodi commerciali vitali del Paese, inclusa la cittadina di Mariupol, a lungo assediata dalle forze di Vladimir Putin e ormai sotto il loro controllo. L'Ucraina nel frattempo è stata costretta a esportare grano in treno, attraverso il confine occidentale, o tramite i suoi piccoli porti sul Danubio. Una soluzione di mero ripiego ed insufficiente rispetto alle quantità da indirizzare all'estero. Non si è fatta attendere la risposta russa, in un consueto botta e risposta, volto a screditare Kiev, gli alleati del blocco atlantico ed ormai anche le organizzazioni internazionali. "Non abbiamo informazioni, (questa notizia) sembra essere falsa", ha affermato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov a proposito delle dichiarazioni fornite dal funzionario della Fao.

Questo del blocco del grano è uno dei tanti tasselli della crisi un Ucraina, che oltre alle drammatiche conseguenze delle guerra, in particolare sui civili, ha generato una grave crisi alimentare. I blocchi sono visti come un fattore alla base dell'aumento dei prezzi, che hanno raggiunto livelli record a marzo, proprio sulla scia dell'invasione russa, prima di diminuire leggermente ad aprile, come ha confermato la stessa Fao. Nel 2020/21 Kiev è risultata il quarto esportatore mondiale di mais, nonché il sesto esportatore di grano, secondo i dati dell'International Grains Council. I carichi che partono dal Mar Nero sono destinati sia a fornire cibo ai Paesi che non hanno le stesse capacità produttive, come l'Egitto o lo Yemen (altro Paese dove è in corso da anni un sanguinoso conflitto), sia ad essere trasformati in mangime per gli allevamenti, inclusi quelli italiani.

Oltre al rischio di carestie, si profilano in un orizzonte prossimo ripercussioni importanti per il settore zootecnico, che senza mangimi prodotti con grano ucraino non ha di come nutrire enormi quantità di bovini, maiali e pollame. Non a caso in Italia le situazioni peggiore per le aziende agricole, come confermano i dati del Crea, riguardano gli allevamenti intensivi collocati in Pianura Padana ed in particolare in Lombardia ed Emilia Romagna. La politica intanto tenta di promuovere alternative alle nostre diete troppo dense di proteine animali. “Se l'Unione europea avesse avanzato politiche di promozione delle diete vegetali a quest'ora saremmo molto meno a rischio di crisi alimentare", ha dichiarato l'eurodeputata Eleonora Evi durante un forum online organizzato da Europa Verde e dedicato alle proposte emerse dalla Conferenza sul Futuro dell'Europa. "Le proposte dei cittadini contengono proprio la volontà di superare l'allevamento intensivo e di promuovere le diete vegetali, e su questi temi i cittadini si son dimostrati avanti rispetto alle istituzioni europee elaborando tali conclusioni ancora prima che la crisi Ucraina si affacciasse", ha spiegato Evi.

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