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Illegale mozzare la coda dei maiali: la legge Ue di vent'anni fa applicata solo da due Paesi

Svezia e Finlandia sono le uniche nazioni ad aver adottato il divieto deciso alla fine degli anni '90. Nel resto d'Europa la mutilazione prosegue indisturbata negli allevamenti spesso "sovraffollati e sporchi" dove i suini si mordono a vicenda

Solo due Paesi Ue su 27 hanno vietato la pratica di allevamento che prevede il taglio della coda dei suini. I maiali subiscono ancora oggi la mutilazione nonostante sia stata messa fuori legge più di 20 anni fa dalle regole Ue. A far emergere la presenza di due soli Paesi virtuosi - Finlandia e Svezia - in materia di rispetto dello standard di benessere animale è stata l’interrogazione dell’europarlamentare Fredrick Federley di Renew Europe, che lo scorso maggio ha chiesto alla Commissione europea di verificare il rispetto della norma comunitaria. Ottenendo una risposta solo negli ultimi giorni. 

Il taglio della coda è praticato nel settore zootecnico per prevenire i problemi che sorgono quando gli animali si mordono l'un l'altro per lo stress dovuto agli spazi ridotti. La regola Ue specifica che gli allevatori devono invece trovare soluzioni per prevenire la morsicatura della coda, migliorando le condizioni di vita dei capi evidentemente inadeguate. Dopo la triste verifica sulla (non) applicazione del divieto, la Commissione ha promesso che continuerà a impegnarsi con gli Stati membri per “ricordare loro la necessità di affrontare la questione del taglio della coda e garantire la conformità con i requisiti contenuti nella normativa Ue”.

“È ridicolo che la Commissione europea pensi che un'e-mail di promemoria sia sufficiente per fermare questo trattamento indecente degli animali”, sostiene l’eurodeputato Federley aggiungendo che l'esecutivo Ue dovrebbe sanzionare i Paesi che non si conformano. “Questa è una questione importante non solo per il benessere dei suini, ma anche per dimostrare che la Commissione segue l'effettiva attuazione della legislazione dell’Ue”, ha affermato l’europarlamentare.

Olga Kikou, direttrice di Compassion in World Farming EU (ong che lotta per col benessere dei capi di allevamento) sostiene che questa pratica continui perché gli agricoltori europei “tengono i loro maiali in condizioni di sovraffollamento, a volte in ambienti sporchi e con scarsa qualità dell’aria”. L’animalista si è quindi associata alla richiesta di sanzioni: “La Commissione deve ora usare i suoi ‘denti’ e avviare procedure di infrazione per garantire che gli Stati membri non violino la legge”.

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