"Mele ai pesticidi", Bolzano chiede i danni a ong tedesca. Che sarà difesa dai legali di Carola Rackete

La prossima settimana via al processo che vede la Provincia autonoma altoatesina contro l'Istituto per l'ambiente di Monaco di Baviera e un regista austriaco. Per entrambi l'accusa è di aver diffamato l'agricoltura locale. La replica: "Problema di democrazia, vogliono avvelenare la libertà d'espressione"

Un processo "contro la libertà di espressione", o una legittima richiesta di tutela dell'immagine? Sarà il giudice del Tribunale provinciale di Bolzano a stabilire se l'Istituto per l'ambiente di Monaco di Baviera e il regista austriaco Alexander Schiebel abbiano diffamato o meno l'Alto Adige e il buon nome della produzione agricola cardine di questa provincia italiana, quella delle mele. Il processo partirà il 15 settembre e molto probabilmente avrà un risvolto europeo, sia per il tema trattato, sia perché inevitabilmente verrà adita la Corte di giustizia dell'Ue. 

La vicenda risale al 2017, quando l'assessore della Provincia di Bolzano, Arnold Schuler, sostenuto da diversi agricoltori locali, presenta una querela per diffamazione contro l'ong ambientalista tedesca e il regista Schiebel. All'Istituto per l'ambiente di Monaco viene contestata la campagna di comunicazione “Pestizidtirol”, volta a sensibilizzare l'opinione pubblica tedesca sulla presenza dei pesticidi nelle coltivazioni di mele dell'Alto Adige. Schiebel, invece, finisce nel mirino per un documentario, "Il miracolo di Malles", che racconta la storia del piccolo Comune della Val Venosta che aveva vietato l'uso di fitofarmaci nel suo territorio (decisione poi bocciata dal Tar su ricorso di una serie di produttori di mele altoatesini) e che è diventato un simbolo in Italia e in Europa nella lotta contro i pesticidi e a favore dell'agricoltura biologica. 

Dopo la denuncia, la procura di Bolzano ha speso due anni per condurre le indagini. A rallentare l'iter la mancata collaborazione dei giudici di Monaco di Baviera, che hanno respinto la richiesta di assistenza da parte dei colleghi italiani richiamandosi alle norme tedesche e invocando il diritto alla libertà di espressione sancito dall’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Nonostante questo, la procura altoatesina è andata dritta per la sua strada e ha incriminato l'ong tedesca. 

“I pesticidi avvelenano la libertà d’espressione”, ha detto Karl Bar, uno dei responsabili dell'Istituto per l'ambiente di Monaco. “Appare evidente che in Alto Adige, oltre a un problema ambientale legato all’uso massiccio di pesticidi in agricoltura, ci sia un problema di democrazia – sostiene Bar - Le denunce e le azioni legali contro il nostro istituto e le tante persone coinvolte in questa vicenda sono prive di fondamento e hanno un solo obiettivo: silenziare il dibattito pubblico sull’uso dei pesticidi, sostanze riconosciute come dannose per la salute e l’ambiente”. Sulla stessa linea il regista Schiebel,  che accusa l'assessore Schuler di abusare "della sua posizione politica prostrandosi agli interessi della potente lobby della mela altoatesina. Oggi, chi si oppone all’uso di pesticidi chimico-sintetici sul territorio provinciale viene attaccato duramente e prevale un clima di paura. Non riusciranno a zittirci”, promette.

A difendere l'ong tedesca ci saranno Nicola Canestrini e Francesca Cancellaro, avvocati già già impegnati nella difesa di Carola Rackete e degli altri membri dell’equipaggio della nave di salvataggio e soccorso di migranti della ong Sea Watch. “Secondo la legge italiana dire la verità non è un crimine – dice Canestrini – Dimostreremo che in Alto Adige esiste un abuso nell’utilizzo di pesticidi in agricoltura e che questi sono pericolosi per l’uomo, gli animali e l’ambiente”. 

Se Canestrini avrà ragione, la denuncia della Provincia di Bolzano potrebbe trasformarsi in un boomerang per la sua agricoltura, soprattutto all'estero. L'Alto Adige è infatti uno dei massimi produttori europei di mele: qui viene coltivato il 10% delle mele prodotte in tutta l'Unione europea. E Germania e Austria sono tra i principali mercati di sbocco. Un terzo delle mele importate in Germania, per esempio, arriva dall'Italia. Ecco perché la posta in gioco per l'Alto Adige è altissima. 

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Ma se è comprensibile il tentativo di tutelare il buon nome (e l'economia) di un settore centrale per questa zona dell'Italia, è anche vero che l'Alto Adige è da tempo sotto accusa per il pesunto abuso di pesticidi da parte dei suoi agricoltori. "L’alta intensità della melicoltura – che predilige poche varietà di mele fortemente soggette a malattie, come la Golden Delicious e la Gala, presenti su quasi la metà della superficie – comporta l’impiego di grandi quantità di pesticidi", spiega Lorenzo Misuraca su Il Salvagente. "Secondo i più recenti dati Istat nella Provincia Autonoma di Bolzano - continua Misuraca - la vendita di pesticidi in rapporto alla superficie trattabile supera di oltre sei volte la media nazionale".

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