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Mercoledì, 29 Giugno 2022
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La difficile missione navale per sbloccare il grano ucraino

Proposta dalla Lituania, l'iniziativa tenta di scongiurare una crisi alimentare globale. Mosca intanto propone di liberare il porto di Odessa in cambio della revoca di sanzioni

Organizzare una missione navale formata da una “coalizione di volenterosi” per far partire il grano bloccato nei porti del Mar Nero e proteggerlo dai missili russi. La proposta è arrivata nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri lituano Gabrielius Landsbergis e mira a garantire l'esportazione di cereali ucraini affinché riescano finalmente a raggiungere i Paesi importatori ed evitare che si aggravi la crisi alimentare globale. L'iniziativa sembra rispondere indirettamente alla controproposta di Vladimir Putin, che nel frattempo avrebbe proposto uno sblocco parziale di Odessa per ottenere in cambio la revoca di una parte delle sanzioni occidentali nei confronti della Russia. In questo gioco a scacchi a soffrire sono soprattuto i popoli di Libano, Yemen e diversi Paesi africani, dove il pane ha raggiunto prezzi record, con incrementi del 70%, divenendo di fatto un bene inaccessibile per una larga fascia di popolazione.

La proposta lituana

Poche settimane fa l'Unione europea aveva comunicato l'idea di trasportare i creali via terra, ma l'incompatibilità tra le ferrovie ucraine e quelle polacche renderebbe impraticabile nell'immediato il passaggio sui binari di milioni di tonnellate di grano. L'idea lituana rilancia invece la via commerciale classica, utilizzata pre-conflitto. Ma come si concretizzerebbe? "In questo sforzo, navi militari o aerei o entrambi verrebbero utilizzati per garantire che le forniture di grano possano lasciare Odessa in modo sicuro e raggiungere il Bosforo senza interferenze russe”, ha spiegato al Guardian Landsbergis, proseguendo: “Avremmo bisogno di una coalizione di volenterosi: Paesi con una potenza navale significativa per proteggere le rotte di navigazione e Paesi che ne sono interessati". Tentando di rassicurare su un'eventuale escalation militare, il ministro lituano ha precisato: "Si tratterebbe di una missione umanitaria non militare e non è paragonabile a una no-fly zone". Finora la proposta è stata accolta tiepidamente dal Regno Unito, che invierebbe convogli navali per unirsi alla scorta solo se venissero risolti aspetti pratici come lo sminamento del porto di Odessa. E nelle prossime ore i leader Ue affronteranno il tema nel corso del vertice straordinario di Bruxelles.

Il "ricatto" di Mosca

Col proseguire del blocco sul Mar Nero si profila sempre più concretamente una crisi alimentare globale. Secondo David Beasley, direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, dato che l'Ucraina è il quinto esportatore di grano al mondo, senza i rifornimenti da Kiev milioni di persone rischiano di morire, letteralmente, di fame. Non a caso il Cremlino, come scrive Politico, sta provando a giocare la carta del grano nelle trattative con il fronte occidentale. Come riferisce la Reuters, il viceministro degli Esteri russo Andrei Rudenko ha dichiarato che Mosca è pronta a fornire un corridoio per le navi che trasportano beni alimentari, ma solo in cambio della revoca di alcune sanzioni, senza precisare quali.  Una proposta in via di valutazione, ma che l'Ue non sarebbe propensa ad accettare. La mossa di Vladimir Putin di accumulare le proprie esportazioni alimentari, confiscando al contempo le scorte di grano e i macchinari di Kiev, nonché bloccando le esportazioni via mare, è stata qualificata dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen una vera e propria "arma di ricatto". 

La posizione della Nato

La proposta lituana ha già ricevuto l'approvazione di una società di consulenza vicine alla Nato, come la Rasmussen Global. "Un'altra opzione per rimuovere il blocco è che i Paesi diano all'Ucraina armi moderne più sofisticate per affondare le navi russe. A quel punto non ci sarà più il blocco e potranno far passare le loro navi da grano", ha dichiarato a Die Welt Harry Nedelcu, direttore delle politiche dell'organizzazione, fondata dall'ex segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen. La Lituania ha però sottolineato che l'alleanza atlantica non integrerebbe la missione nel Mar Nero, onde evitare che la Russia configuri la mossa come un ulteriore allargamento ad Est da parte del sistema di difesa che fa capo agli Stati Uniti. L'iniziativa non sarebbe una novità, esistendo già precedenti in cui i Paesi membri della Nato hanno svolto missioni di cooperazione navale a titolo nazionale, come è avvenuto con progetti internazionali per proteggere le navi commerciali dalla pirateria nell'Oceano Indiano, nel Mar Rosso e nel Sud-Est asiatico.

Chi potrebbe partecipare

Nei piani della Lituania a contribuire all'iniziativa potrebbero essere proprio quei Paesi che più stanno soffrendo della mancata esportazioni di cereali, come l'Egitto, ma il vero obiettivo potrebbe essere quello di coinvolgere Cina e India, due Paesi che si sono astenuti dal condannare l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia in sede Onu. Secondo Ian Anthony, direttore del Programma di sicurezza europea dell'Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (Sipri), configurare il progetto come missione umanitaria potrebbe spingerli a sostenere il progetto. L'attore protagonista sarebbe però la Turchia, vista la sua posizione strategica.

In base alla Convenzione di Montreux, che regola il Bosforo e i Dardanelli e il traffico marittimo nel Mar Nero, il Paese guidato da Recep Tayyip Erdogan è obbligato a chiudere gli stretti alle navi da guerra, ma ci sarebbero delle eccezioni. Una concerne l'ipotesi in cui la Turchia partecipi attivamente alla guerra, opzione non presa in considerazione, mentre la seconda riguarda l'eventualità in cui il Paese si dichiari in pericolo immediato. “La Turchia è uno dei Paesi che dipende dalle importazioni di cibo, quindi la crisi della sicurezza alimentare sta già avendo un impatto e può promuovere disordini civili", ha detto Anthony. Qualificandolo come un pericolo per la sicurezza nazionale, il governo turco potrebbe consentire alle navi militari di attraversare lo stretto rispettando i dettami della convenzione.

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