Modifiche genetiche, “fateci usare le biotecnologie”. L’appello degli agricoltori britannici

Le associazioni sindacali delle campagne inglesi chiedono a Londra di consentire i nuovi metodi di coltivazione, non consentiti nell’Ue, una volta conclusa la fase transitoria della Brexit

Usare l’editing genetico per rilanciare il settore agricolo nel contesto della crisi del Covid e di una probabile uscita traumatica dal mercato unico europeo. È questa la richiesta arrivata dalla National Farmers Union del Regno Unito, la più grande organizzazione di rappresentanza del settore agricolo britannico. L’input ‘originale’ è arrivato dal gruppo interpartitico per la nuova legge sull'agricoltura, che ha proposto di consentire alle imprese britanniche l'accesso alla tecnologia di editing genetico nel periodo post-Brexit. Richiesta quindi sottoscritta dai sindacalisti delle campagne.

Il periodo di transizione 

L’eventuale riforma a favore delle biotecnologie di editing genetico potrebbe allontanare ancora di più le posizioni tra Londra e le altre capitali Ue. Pur avendo già abbandonato gli incarichi di rappresentanza presso le istituzioni europee, i britannici sono ancora tenuti a rispettare tutte le regole Ue in materia di sicurezza alimentare. Più che una sottomissione, si tratta di un ‘do ut des’, dal momento che le imprese del Regno Unito hanno ancora accesso totale al mercato unico europeo pur non facendo più parte dell’Unione. Una situazione destinata a durare fino alla fine del 2020, il termine ultimo entro il quale Londra dovrà concludere con Bruxelles il quadro di relazioni future.

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Tra tentazioni e rischi

Le nuove proposte, se adottate da Londra, consentirebbero agli scienziati, agli agricoltori e agli allevatori britannici di accedere a nuove tecnologie di modifica genetica, equiparate ai ‘classici’ Organismi geneticamente modificati dalla Corte di giustizia dell’Unione europea. Il Regno Unito è attualmente in linea con la normativa Ue sulle tecnologie di modifica genetica. Ma "il costo di non cogliere questa opportunità - ha detto Tom Bradshaw, vicepresidente dell’organizzazione di categoria - è che il Regno Unito non è in grado di utilizzare una serie di strumenti di riproduzione che stanno già dimostrando di offrire soluzioni a diversi problemi”. Le difficoltà nei negoziati in corso portano l’agricoltura britannica a un bivio. L’utilizzo di biotecnologie non autorizzate nell’Ue metterebbero fuori gioco i prodotti agricoli del Regno Unito, ai quali Bruxelles sarebbe costretta a chiudere le porte. 

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