Sabato, 23 Ottobre 2021
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“Mucche tra escrementi e carcasse di vitelli nell’allevamento che produce Grana Padano”

Video shock girato in provincia di Brescia da Essere Animali. Gli attivisti: “Abbiamo dimostrato che le irregolarità non sono casi isolati”

Vitelli separati alla nascita dalle loro madri e poi costretti a trascorrere in piccole ‘stanze’ i loro primi due mesi di esistenza. Ma anche evidenti carenze igienico-sanitarie e presenza di carcasse tra le mucche che vengono munte. Questi e altri ancora sono i comportamenti denunciati nella nuova inchiesta di Essere Animali. L’ong animalista - che a luglio aveva già diffuso video compromettenti girati in un allevamento che fornisce latte per produrre Grana Padano - ha avuto accesso a una seconda fattoria che fornisce la materia prima per il formaggio Dop più consumato al mondo. 

La nuova indagine fa luce sulle condizioni di vita dei capi in un allevamento in provincia di Brescia. Accanto alle stalle che ospitano circa 1.000 animali, tra mucche e vitelli, si trova il caseificio. “Con l'apertura di questa seconda indagine, Essere Animali vuole rispondere alle obiezioni del Consorzio di Tutela del Grana Padano, che in precedenza aveva liquidato i problemi documentati come casi isolati”, si legge in una nota degli attivisti, che hanno pubblicato su YouTube le immagini della nuova inchiesta. Dal canto suo, il Consorzio "prende le distanze da qualunque soggetto si sia reso o si renda protagonista di azioni deprecabili come quelle mostrate nel video" di Essere Animali e fa sapere che, a seguito di un controllo delle autorità sanitarie, "avendo avuto sentore di irregolarità, aveva già provveduto in via cautelativa a sospendere i servizi di marchiatura delle forme prodotte con latte di tale stalla", si legge in una nota. 

Il precedente

“Con la prima indagine in un allevamento in provincia di Bergamo” ha dichiarato Simone Montuschi, presidente di Essere Animali, “abbiamo documentato violenze e comportamenti ingiuriosi nei confronti degli animali”. Ma quello che emerge nel nuovo video girato in un allevamento in provincia di Brescia “mostra condizioni di abbandono inconcepibili, con animali costretti a vivere in recinti che sono allagati o ricoperti di escrementi al punto che faticano a muoversi”. “I vitelli - ha spiegato l’attivista - nascono anche in un ambiente non igienico, in condizioni che presumibilmente contribuiscono all'alto tasso di mortalità riscontrato nell’allevamento”. “Con le nostre indagini - ha concluso - abbiamo purtroppo dimostrato che le irregolarità negli allevamenti intensivi non sono casi isolati”. 

La pratica di separare alla nascita i vitelli dalle madri, ha ricordato l’ong europea Eurogroup for Animals, “è consentita dalla legge e viene svolta in quasi tutti gli allevamenti, compresi quelli che producono latte per prodotti italiani ‘premium’ come il Grana Padano”. Tuttavia, “vari studi dimostrano che tali pratiche sottopongono gli animali a disagio sociale, stress e sofferenza”. Oltre alle condizioni di vita degli animali, l’inchiesta mette in risalto anche possibili rischi di contaminazione del latte legati all’ambiente in cui vivono le mucche, circondate da escrementi e - in alcuni casi - addirittura da carcasse di vitelli. Immagini che di certo non si addicono alla fama della Dop fiore all’occhiello del made in Italy agroalimentare. 

Secondo i dati del Consorzio, nel 2020 sono state prodotte 5.255.451 unità di Grana Padano, con il 41% del formaggio di marca esportato e il 59% consumato in Italia. Verso gli altri Paesi dell'Ue va quasi l'84% delle esportazioni di Grana Padano Dop, con la Germania come principale destinazione (567.028 unità), seguita dalla Francia (242.586 unità).

“Quest'ultima indagine”, ha commentato Reinke Hameleers, rappresentante dell’Eurogroup for Animals, “dimostra per l'ennesima volta che la maggior parte degli allevamenti da latte non rispetta le regole basilari del benessere animale ma, al contrario, che i vitelli e le mucche sono trattati come semplici merci”. "La revisione della legislazione sugli animali da allevamento è l'opportunità per la Commissione europea di cambiare una volta per tutte questa situazione senza lasciare indietro un solo animale”, ha aggiunto l’attivista.

La posizione del Consorzio

Il Consorzio Grana Padano, come avevamo spiegato, prende le distanze dalla stalla incriminata. Le immagini diffuse da Essere Anmali, si legge in una nota, "non rappresentano assolutamente il modus operandi del Consorzio e dei suoi associati". Tali immagini, prosegue il Consorzio, "fanno riferimento ad una stalla che è stata oggetto di verifica da parte delle autorità sanitarie preposte durante la loro attività di controllo ed in proposito il Consorzio Grana Padano tiene a precisare che, avendo avuto sentore di irregolarità, aveva già provveduto in via cautelativa a sospendere i servizi di marchiatura delle forme prodotte con latte di tale stalla".

Il Consorzio tiene anche a precizare che "il tema del benessere animale ed il controllo delle tematiche sanitarie non è per legge di responsabilità né del Consorzio né del CSQA, organismo pubblico deputato ai controlli sulla DOP Grana Padano, bensì compete esclusivamente alle autorità sanitarie preposte o ai Carabinieri dei NAS". Il Consorzio, invece, chiede alle istituzioni da tempo che tale ambito possa essere contemplato all’interno del Disciplinare, permettendo in questo modo di poter agire in maniera ufficiale ed efficace anche su aspetti di benessere animale. In tale direzione il Consorzio sta insistendo con i Ministeri della Salute e delle Politiche Agricole, Agroalimentari e Forestali e confida in una soluzione entro il mese di Dicembre di quest’anno".

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