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Martedì, 4 Ottobre 2022
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Quali giganti dell'agrochimica continuano a fare affari con Putin

I coltivatori ucraini chiedono di interrompere le forniture alle aziende russe, ma le multinazionali si giustificano: “Indispensabile per evitare carestia globale”

Sanzionare o no la Russia nella produzione agricola? Questo è il dilemma. Dal momento dell'invasione dell'Ucraina, molte aziende hanno ridimensionato o bloccato i loro affari con Mosca, ma questo non è accaduto con le grandi aziende agroalimentari come Bayer, Basf e Syngenta, specializzate nella fornitura di sementi e fertilizzanti destinati all'industria alimentare di Mosca. A motivare ufficialmente la scelta, la minaccia di una carestia diffusa, che si espanderebbe in vari angoli del pianeta, colpendo centinaia di milioni di persone, già in condizioni di fragilità economica. Gli agricoltori ucraini stanno facendo comunque pressione affinché le aziende leader del business agroalimentare smettano di trarre profitto dalle loro attività in Russia.

Le pressioni di Kiev

Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha sottolineato nelle sue osservazioni che 45 Paesi importano almeno un terzo del loro grano dall'Ucraina o dalla Russia. Mentre Kiev è però costretta a interrompere la produzione e le forniture di prodotti quali grano, mais e oli vegetali (girasole e colza in particolare), le aziende agricole russe continuano i loro affari, grazie anche al supporto degli input forniti dalle multinazionali estere. Il piano di Vladimir Putin è di rendere la Russia più autosufficiente nel cibo, puntando ad aumentare le esportazioni alimentari del 70% entro il 2024. Per farlo, risulta però indispensabile la tecnologia agricola europea. Una fetta di affari a cui le aziende agrochimiche non intendono rinunciare.

Già a marzo, il Forum Agrario Nazionale Ucraino (Unaf) ha inviato una lettera a Martin Brudermüller, amministratore delegato di Basf, gigante della chimica con sede in Germania. La missiva conteneva un "appello urgente" a smettere di fornire gli agricoltori russi fino a quando Mosca non ritirerà le truppe dall'Ucraina. La società tedesca ha dichiarato "cali significativi nelle vendite" dopo la decisione del 3 marzo di non perseguire "nuove opportunità commerciali" in Russia o Bielorussia, ma le limitazioni non toccano il business della produzione alimentare. Le aziende agricole ucraine lamentano anche la difficoltà di ottenere forniture a causa del conflitto, essendo peraltro costrette ad affidarsi alle stesse compagnie che continuano a consegnare materiali ai coltivatori russi, senza riscontrare problemi. "Avevamo un grande contratto con Syngenta... e ha appena smesso di rifornire l'Ucraina. Avevamo un contratto prepagato, li abbiamo pagati e semplicemente non ci hanno riforniti", ha dichiarato Dmitry Skornyakov, amministratore delegato di HarvEast, una delle principali aziende agricole ucraine.

I casi Sygenta e Bayer

Con sede in Svizzera, ma di proprietà finanziaria cinese, la Syngenta è un'azienda globale specializzata nella produzione di semi, fertilizzanti e apparecchiature digitali per il settore agricolo. La multinazionale ha risposto alle accuse sostenendo di continuare a fornire l'Ucraina, nonostante gli alti rischi e senza aspettarsi di ottenere un profitto, dato che le merci spedite non sarebbero più assicurate contro le perdite. “L'accesso al cibo è un diritto umano fondamentale, e il gruppo Syngenta continuerà a sostenere i coltivatori in Ucraina, e anche in Russia, perché è la cosa umanitaria da fare”, ha sostenuto in un post su Linkedin Erik Fyrwald, amministratore delegato del gruppo per giustificare la prosecuzione degli affari con Vladimir Putin. “Fortunatamente, le sanzioni economiche imposte alla leadership della Russia dall'Unione Europea, dagli Stati Uniti e da altre nazioni non sono state applicate ai prodotti agricoli o ai medicinali essenziali”, ha proseguito Fyrwald, giustificando il suo operato come indispendabile per evitare la fame in Paesi africani, asicatici e mediorientali, che dipendono dalle importazioni di beni alimentari da Mosca.

La Bayer, altra azienda leader nell'agrochimica, ha fatto sapere che le sue forniture in Russia e Bielorussia per il 2023 erano "contingenti" alla pace in Ucraina. Corteva, una società statunitense specializzata in sementi e fertilizzanti, ha detto di aver consegnato "prodotti necessari" agli agricoltori russi per la stagione di crescita 2022, ma "tutte le ulteriori attività in Russia e Bielorussia sono state sospese". Mosca nel frattempo ha vietato le esportazioni di grano verso i Paesi ex sovietici fino alla fine di giugno, mentre la gran parte di quelle di zucchero sono state limitate fino alla fine di agosto. Dmitry Medvedev, l'ex presidente russo diventato alto funzionario della sicurezza, ha minacciato di fornire esportazioni alimentari solo a Paesi "amici". Il cibo, nei piani russi, diventa una vera e propria "arma" per combattere le sanzioni occidentali.

Lo spettro della cerestia

“Interrompere adesso la fornitura di tecnologie alla Russia avrebbe un impatto enorme per tutto il mondo”, ha commentato Per Brodersen, direttore della German Agribusiness Alliance, che include Syngenta, Basf, Bayer e Claas, una società che produce macchine agricole. Il timore è che la Russia possa divenire autonoma anche nella produzione di quelle agrotecnologie, per le quali oggi dipende da società europee, cinesi e statunitensi. Alle risposte balbettanti delle multinazionali del cibo, c'è chi reagisce con vigore, come Perry Boyle, un esperto in banche d'investimento e società di gestione patrimoniale, oggi presidente del Boma Project, un programma di formazione per donne, giovani e sfollati in Africa orientale. “Quarantacinque Paesi dipendono dal grano della Russia. Questo è il problema fondamentale”, ha commentato Boyle, aggiungendo: “Syngenta dovrebbe lavorare per affrontarlo, invece di investire in regimi assassini come la Russia”.

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