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Nessuno tocchi i cinghiali, gli animalisti difendono quelli catturati nelle città italiane

Una volta tolti dalla strada, gli esemplari selvatici vengono trasferiti in riserve faunistiche venatorie, dove diventano facile preda di cani e cacciatori. La protesta delle associazioni a Roma, Bologna e Genova

Con l’aumento della popolazione di cinghiali a spasso per le città italiane crescono anche i provvedimenti delle pubbliche amministrazioni, determinate liberarsi dei suini selvatici che si cibano di rifiuti e si muovono in branco. Su tutti, il caso Roma è certamente il più noto alla stampa come testimoniato dai video pubblicati sui social a cadenza quasi quotidiana dove sono immortalati cinghiali che passeggiano indisturbati per le vie della capitale. Ma alle autorità locali che hanno posizionato trappole hanno risposto a muso duro gli animalisti, i quali temono che i cinghiali catturati “finiscano in una riserva faunistica venatoria, dunque destinati a essere cacciati”. 

L’allarme arriva dall’associazione animalista Oipa, che considera i suini “ormai domestici e parte della comunità” della capitale. A provocare l’intervento dell’associazione sono stati proprio i cittadini di Tomba di Nerone, allarmati per le gabbie-trappola trovate nella Riserva naturale protetta dell’Insugherata, frequentata da una famiglia di cinghiali. “Vogliamo garanzie che non siano portati in aziende faunistiche venatorie”, scrivono gli attivisti in una nota. “Alcuni residenti della zona - raccontano - ci hanno chiamati dopo aver trovato le gabbie destinate a catturare alcuni esemplari che da sempre abitano la zona e che convivono serenamente con i frequentatori del parco”. “Questi ultimi temono che finiscano in una riserva faunistica venatoria, dunque destinati a essere cacciati”, racconta la delegata Oipa-Roma, Rita Corboli. “Sappiamo che i cinghiali sono fauna selvatica, ma questo piccolo gruppo di cinghiali è ormai ‘addomesticato’ dai residenti che, sbagliando, li hanno abituati addirittura a mangiare dalle mani e che ora sono angosciati per il loro destino. Si tratta di animali che andrebbero incontro, fiduciosi, al fucile di un cacciatore”, conclude la Corboli.

A ben vedere l’iniziativa dell’associazione romana non è l’unica in difesa dei cinghiali in città. Un anno fa otto associazioni animaliste contro le politiche venatorie della Regione Emilia-Romagna hanno protestato contro il presidente Stefano Bonaccini, reo di essere andato a Roma “per dichiarare guerra ai cinghiali", si legge nel comunicato a firma congiunta delle associazioni. “Dalla piazza di Montecitorio li ha accusati di essere troppi, essere un grave problema e creare gravi danni, sostenendo quindi le istanze delle associazioni venatorie”. Di qui la protesta sotto la sede della Regione Emilia.

Quest’estate si è verificata una simile situazione di scontro tra associazioni e enti locali anche in un quartiere di Genova. A luglio sette cuccioli di cinghiale sono stati catturati dalle guardie faunistiche. Gli animalisti hanno quindi denunciato che, per legge, se gli esemplari non vengono abbattuti sul posto, devono essere portati in una zona di addestramento di cani, dove diventano facile preda dei cacciatori. “Purtroppo la gente non sa cosa succede quando i cuccioli vengono portati via”, ha spiegato a Genova 24 l’attivista Massimo Di Silvestro. “Noi siamo i primi a dire che non possono vivere in mezzo alla strada perché sono pericolosi per chi va in scooter. Ricordiamo che sono stati i cacciatori a introdurre specie che si riproducono molto più velocemente per avere più esemplari da cacciare. È colpa loro se la situazione oggi è questa”, conclude l’animalista.

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