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Lunedì, 5 Dicembre 2022
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La tassa su "rutti e peti delle mucche" divide la Nuova Zelanda

Proteste degli agricoltori contro una nuova imposta che punisce le emissioni agricole per combattere i cambiamenti climatici. Giganti dell'industria del latte al loro fianco

Un piano contro le emissioni agricole molto poco gradito. Ad opporsi al progetto di tassazione del governo della Nuova Zelando ci sono in prima fila gli allevatori, che si sentono penalizzati dagli strumenti adottati per arginari i cambiamenti climatici. La "tassa agricola" dovrebbe essere un pilastro dell'impegno del Paese nel ridurre le emissioni di gas serra. L'obiettivo è quello della cosiddetta “neutralità carbone” entro il 2050.

La scorsa settimana il governo ha confermato i piani per la determinazione del prezzo dei gas agricoli e del metano biogeno, che proviene principalmente dai rutti di mucche e pecore. I rappresentanti del settore sono preoccupati e accusano : la proposta non tiene conto della silvicoltura in azienda e di come questa potrebbe compensare le emissioni degli allevamenti. Hanno anche sollevato preoccupazioni su come saranno valutate le emissioni e sulla gestione generale del piano.

In cima alle ragioni delle proteste i pesanti danni economici che il settore teme di dover affrontare. La tassazione, sostengono i titolari delle aziende agricole, potrebbe metterli fuori mercato, nonostante il governo consigli loro di recuperare i costi maggiori valorizzando i prodotti più rispettosi del clima. "Cerchiamo di capire come sia meglio per gli agricoltori e per il Paese; il problema è che se si fa pagare a casaccio qualcosa per cui non c'è soluzione, allora è una tassa", ha dichiarato a Radio New Zealand Bryce McKenzie, co-fondatore di Groundswell New Zealand, che ha organizzato la protesta.

Al fianco degli agricoltori si sono subito schierati i giganti della produzione lattiero-casearia, come Fonterra Co-Operative Group. La società ha pubblicato una lettera da parte del presidente della cooperativa, Peter McBride, che illustra le preoccupazioni del gruppo riguardo il progetto. Secondo il piano proposto, gli agricoltori inizierebbero a pagare per le emissioni nel 2025, con il prezzo ancora da definire. Il primo ministro Jacinda Ardern afferma che tutto il denaro raccolto dalla proposta di prelievo agricolo verrebbe reimesso nell'industria per finanziare nuove tecnologie, ricerca e incentivi destinati al medesimo settore rurale. Secondo i legislatori, la Nuova Zelanda otterrebbe in questo modo anche un "vantaggio competitivo... in un mondo sempre più attento alla provenienza del proprio cibo".

A sostenere la proposta c'è in prima fila il ministro dell'Agricoltura Damien O'Connor, che la saluta come un'interessante opportunità per la Nuova Zelanda. "Gli agricoltori stanno già subendo l'impatto del cambiamento climatico con siccità e inondazioni più regolari", ha dichiarato O'Connor, proseguendo: "Prendersi un vantaggio sulle emissioni agricole fa bene sia all'ambiente che alla nostra economia". La protesta in Nuova Zelanda fa eco a quella intrapresa mesi fa dagli agricoltori dei Paesi Bassi, contro il piano per abbattere le emissioni programmato dal governo guidato da Mark Rutte. In quel caso l'impatto delle manifestazioni è stato da indurre una marcia indietro dell'esecutivo e le dimissioni del ministro dell'Agricoltura.

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