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Martedì, 4 Ottobre 2022
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Dall'Ucraina in arrivo 6mila tonnellate di olio di girasole. Si abbassano i prezzi?

La nave attraverserà il Bosforo per poi dirigersi in Puglia. È il prodotto che ha riscontrato l'incremento maggiore (+66%), con le industrie alimentari costrette a sostituirlo

Dopo il primo carico di grano della scorsa settimana, altre quattro navi con prodotti alimentari sono partite dai porti ucraini del Mar Nero. Una è diretta in Italia per trasportare 6mila tonnellate di olio di girasole, uno dei prodotti che più ha visto incrementare il suo prezzo a partire dall'inizio del conflitto tra Mosca e Kiev. Si cerca di capire quale impatto potrà avere sugli scaffali questo invio e se sarà in grado di riequilibrare prezzi ormai scolpiti al rialzo.

La ripresa delle esportazioni da Odessa a altri porti limitrofi fa seguito all’accordo di Istanbul, stipulato tra Ucraina e Russia grazie alla mediazione di Turchia e Nazioni Unite, e finalizzato a sbloccare l’export alimentare via mare. Come riporta l’agenzia di stampa turca Anadolu, citando il ministero della Difesa di Ankara, le quattro navi hanno carichi e destinazioni diverse: quella diretta in Italia è la “Mustafa Necati”, che dopo i controlli sul Bosforo dovrebbe arrivare in tempi brevi al porto di Monopoli, in Puglia.

La “Star Helena”, carica anch'essa di semi di girasole per 45mila tonnellate ha come destinazione la Cina, mentre le navi “Glory”, che trasporta 66mila tonnellate di mais, e “Riva Wind”, carica di 44mila tonnellate di grano, sono entrambe attese a Iskenderun in Turchia. Tutti i mercantili faranno sosta a Istanbul per essere ispezionati dal Joint Coordination Center, come previsto dall’accordo. L’olio di semi di girasole è il prodotto alimentare che ha fatto registrare in Italia il maggior incremento dei prezzi.

L'aumento record è stato del 66%, causato dal blocco navale dall’Ucraina che invia in Italia quasi la metà (46%) delle importazioni nazionali, con carichi che lo scorso anno sono stati pari a 260 milioni di chili. Secondo le associazioni di categoria, come la Coldiretti, questo prodotto è risultato introvabile sugli scaffali dei supermercati, mentre numerose catene della grande distribuzione sono state costrette a razionare le vendite.

Utilizzato in molti prodotti industriali, come salse, creme, conserve e fritture, diverse industrie alimentari hanno dovuto sostituire questo grasso vegetale, modificando le loro ricette. La ripresa delle forniture può significare risparmi economici sia per le famiglie che per le imprese, costrette a rifornirsi con prodotti alternativi più costosi o che erano stati “banditi” in questi anni per ragioni ecologiche, come l'olio di palma.

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