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Lunedì, 6 Dicembre 2021
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“Con la nuova Pac stop allo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura”

Intervista all’eurodeputata Pina Picierno: “Le critiche dei Verdi? Se avessimo mantenuto le vecchie regole sarebbe stato peggio per i giovani e per l’ambiente”

“Comprendo le critiche di chi avrebbe voluto un testo migliore sotto il profilo ambientale e dei pagamenti per i piccoli agricoltori. Anche noi avremmo voluto una riforma più ambiziosa. Ma la nuova Pac rappresenta comunque un passo in avanti. E sottolineo che per la prima volta ci sarà una condizionalità sociale forte: ossia niente risorse Ue a chi sfrutta i lavoratori. Una grande conquista per avere una maggiore equità nel settore”. Pina Picierno, eurodeputata del Pd e del gruppo dei Socialisti e democratici, difende il via libera definitivo del Parlamento europea alla riforma della Pac, la politica agricola comune dell’Ue il cui nuovo assetto scatterà nel 2023, con due anni di ritardi per via delle forti divisioni che ne hanno ostacolato l’iter. 

Onorevole, i Verdi europei e diverse organizzazioni ecologiste, ma anche di piccoli agricoltori, hanno contestato il voto, sostenendo che questa Pac rischia di trasformarsi in un gigantesco “greenwashing”, ossia favorirà investimenti non in linea con il Green deal e la sua strategia agricola, Farm to fork. Lei cosa ne pensa?

Io penso che bisogna guardare alla realtà dei fatti. Come Parlamento abbiamo fatto il massimo nel quadro di un negoziato più che complicato con la Commissione, ma soprattutto con il Consiglio Ue, ossia gli Stati membri. Anche io e il mio gruppo avremmo voluto una Pac più ambiziosa, con più investimenti per il biologico, per la transizione ecologica e per i piccoli agricoltori. Ma ci siamo scontrati con le posizioni dei governi, che sono state da sempre più che distanti dalle nostre. Come Parlamento abbiamo fatto di tutto per negoziare un testo più ambizioso. E credo che alla fine, visto il punto di partenza, ci siamo riusciti. 

Reputa dunque che la riforma sia stata un successo?

Penso che sia un buon compromesso, e che abbiamo compiuto passi in avanti sia per quanto riguarda gli investimenti per il Green deal, sia sul fronte dell’equità. Ricordo che la nuova Pac doveva entrare in vigore nel 2021, ma proprio per via dell’eccessiva distanza tra la posizione del Parlamento e quella degli Stati membri, la riforma è stata rinviata al 2023. Bloccarla ulteriormente sarebbe stato un grave errore. Rischiavamo di continuare ad applicare le vecchie regole, che sono nettamente meno ambiziose di quelle approvate con la nuova Pac. 

Per esempio?

Guardi, ho appena avuto un incontro con alcuni sindacati italiani, tra cui la Cgil, e per loro questa riforma è un risultato storico. Sa perché? Per la prima volta, i pagamenti agli agricoltori saranno legati a una stringente condizionalità sociale. Questo vuol dire che mai più un euro della Pac sarà versato a chi sfrutta la manodopera. Tale condizionalità è stata inserita sulla scorta delle pressioni del mio gruppo, e lo rivendico come un successo per tutti quei lavoratori che vengono sfruttati in Europa. Altro risultato importante che abbiamo raggiunto è l’aumento degli investimenti per i più giovani, che avrebbero avuto molte meno risorse a disposizione senza l’approvazione della riforma. Certo, anche a me sarebbe piaciuto vedere misure più forti per il biologico, per l’agricoltura green, per i piccoli agricoltori. Ma noi avevamo anche la grande responsabilità di dare delle risposte chiare al mondo agricolo in un contesto così difficile come quello della pandemia. E lo abbiamo fatto. 

Ora la palla passa agli Stati membri, che dovranno definire i Piani strategici nazionali. Vede il rischio che, date le loro posizioni espresse in Consiglio durante i negoziati, questi piani possano indebolire le misure ambientali e sociali della nuova Pac? 

Il rischio c’è, ma proprio per questo abbiamo chiesto e ottenuto di mantenere un controllo di conformità sui piani nazionali. Vigileremo affinché i miglioramente ottenuti nel corso dei negoziati non vengano traditi. 
 

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