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Lunedì, 4 Marzo 2024
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Creata una polpetta di mammut: così possiamo mangiare la carne di animali estinti

L'ha realizzata un'azienda australiana per dimostrare il potenziale degli alimenti a base di proteine animali prodotti in laboratorio

Mettereste a tavola un'enorme polpetta di mammut? Sembrava una domanda impossibile da concepire, ma l'azienda australiana Vow sta provando a includere nei nostri menù anche questo genere di carne coltivata. O almeno a livello teorico. Il mercato della carne sintetica è ancora molto ristretto, ma dopo l'autorizzazione da parte della Food and drug administration alla commercializzazione di questo genere di prodotto, le ricerche si espandono, con sempre più imprese e startup intente a riprodurre i sostituti di varie tipologie di carne convenzionale, come pollo, maiale e manzo. Con un approccio del tutto peculiare, Vow, che ha già raccolto investimenti per 56 milioni di dollari, sta provando ad abbinare cellule di specie particolari per creare nuovi tipi di carne. Oltre 50 le specie analizzate, tra cui alpaca, bufalo, coccodrillo, canguro, pavone. Non mancano poi le ricerche sulle specie ittiche.

La prima carne coltivata ad essere venduta sarà la quaglia giapponese. L'azienda prevede di proporla quest'anno nei ristoranti di Singapore, il primo Paese al mondo ad aver approvato la carne sintetica. "Abbiamo un problema di cambiamento del comportamento quando si tratta di consumo di carne", ha affermato George Peppou, amministratore delegato di Vow al giornale The Guardian, precisando che "l'obiettivo è far passare qualche miliardo di consumatori di carne dal consumo di proteine​animali [convenzionali] al consumo di cose che possono essere prodotte in sistemi elettrificati". A questo proposito, rispetto alle critiche rivolte all'enorme consumo di elettricità, Vow sostiene che l'energia utilizzata dall'azienda proviene da fonti rinnovabili e che il siero bovino fetale, un mezzo di crescita prodotto da feti bovini, non viene utilizzato in nessuno dei suoi prodotti commerciali. L'azienda punta a cellule "gustose e nutrienti", per poi mescolarle ed abbinarle. Un vero e proprio mix tra ingegneria genetica e biotecnologie applicate alla produzione alimentare.

Perché però proporre un animale estinto? "Abbiamo scelto il mammut lanoso perché è un simbolo della perdita di diversità e un simbolo del cambiamento climatico", ha affermato Tim Noakesmith, co-fondatore di Vow. A contribuire anche un'agenzia creativa, la Wunderman Thompson, che sostiene il progetto faccia parte di una più vasta discussione su cosa mangiamo. "La carne coltivata è carne, ma non come la conosciamo”, ha sostenuto Bas Korsten, ideatore della campagna. Non si tratta del primo esperimento che ha come protagonista un animale estinto. Nel 2018 è stato utilizzato da un'azienda il Dna di un mastodonte per creare la gelatina degli orsetti gommosi. In questo caso è stato necessario ricreare la mioglobina del mammut, una proteina muscolare chiave per conferire alla carne il suo sapore, mentre le lacune sono state colmate tramite il materiale genetico di un elefante.

Per per creare la proteina del muscolo mammut Vow ha lavorato con Ernst Wolvetang, professore presso l'Australian Institute for Bioengineering presso l'Università del Queensland. Questa sequenza è stata inserita nelle cellule staminali del mioblasto di una pecora, che si è replicata per crescere fino a raggiungere i 20 miliardi di cellule successivamente utilizzate dall'azienda per coltivare la carne di mammut. Secondo il docente, al di là delle resistenze dovute alle novità, la carne coltivata sarebbe giustificata da motivazioni ambientali ed etiche, visto che consumerebbe molta meno terra e acqua rispetto al bestiame.

Ma che sapore ha questa "polpetta"? La risposta è uno dei tasselli mancanti, dato che nessuno l'ha ancora assaggiata. "Non abbiamo visto questa proteina per migliaia di anni, quindi non abbiamo idea di come reagirebbe il nostro sistema immunitario quando lo mangiamo", ha ammesso Wolvetang, precisando: "Se lo facessimo di nuovo, potremmo sicuramente farlo in un modo che lo renderebbe più appetibile per gli organismi di regolamentazione".

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