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Mercoledì, 25 Maggio 2022
La battaglia

Produttori di vino e di birra si alleano contro la campagna Ue anti-alcol

La strategia di lotta ai tumori potrebbe tagliare fondi per la promozione. Paesi viticoltori come Italia, Spagna e Portogallo stringono patto coi birrifici del Nord Europa ma la Francia si defila

Dalla competizione all'alleanza il passo è breve, soprattutto dopo un bicchiere. Viticoltori e birrifici stanno decidendo di muoversi nella stessa direzione per sventare il (presunto) attacco dell'Ue contro gli alcolici. Nelle scorse settimane è stata approvata una decisione della Commissione sul programma di lavoro riguardo la promozione orizzontale dei prodotti agroalimentari. Tra i criteri guida è stato inserito anche l’allineamento al Piano europeo di lotta al cancro (European Beating Cancer Plan – Beca), che raccomanda una dieta basata maggiormente su frutta e verdura, riduzione di carni e latticini, come pure un minor consumo di prodotti legati al rischio cancro, tra cui figura anche l'alcol.

I produttori italiani temono che la raccomandazione punti ad escludere le bevande alcoliche dai progetti promozionali, senza più ricorrere alla distinzione-faro di questi anni: quella tra consumo moderato e abuso. L'ipotesi peggiore è che l'obiettivo sia quello di un'assimilazione tra alcol e fumo, tale da produrre un taglio netto ai consumi, che potrebbe passare anche attraverso “punizioni” fiscali e limiti alla commercializzazione. "Si tratta di un'ipotesi molto lontana. La Beca non ha poteri legislativi, ma esprime solo raccomandazioni", ha dichiarato ad AgriFood l'eurodeputato socialista Paolo De Castro, precisando: "Con altri Paesi del Mediterraneo stiamo lavorando da mesi per introdurre un principio sacrosanto. Quello di condannare il consumo di vino eccessivo (harmful). Il tema al centro del dibattito non è l'uso di alcol, ma il suo abuso".

Nonostante le rassicurazioni dei deputati europei e del governo, Federvini e l'Unione italiana vini, in una lettera firmata anche da Assoenologi e verificata dal Sole 24ore, hanno espresso “disappunto e disorientamento”. "Siamo molto preoccupati che la Commissione intervenga in maniera così incisiva nei programmi di promozione dei prodotti agricoli rivedendo criteri e priorità ma soprattutto penalizzando alcune filiere rispetto ad altre con un atto di legislazione secondaria", è scritto nella lettera indirizzata a Stefano Patuanelli, ministro delle Politiche agricole. L'Italia non vuole restare isolata in questa battaglia. Per questa ragione la missiva è stata accompagnata da un'iniziativa a livello europeo, promossa da 11 sigle di organizzazioni agricole e cooperative, di cui fa parte anche l’italiana Alleanza Coop.

Al centro delle recenti polemiche una votazione espressa nel corso di un comitato di gestione dei ministri europei, durante la quale i funzionari di Spagna, Portogallo e Germania si sono astenute dal voto, chiarendo che non condividono il programma di lavoro dell'Ue relativo agli alcolici, mentre il funzionario italiano ha votato a favore. Assoenologi, Federvini e Uiv hanno sottolineato con disappunto: “Ci chiediamo per quale ragione l’Italia non abbia espresso voto contrario nonostante lo stesso ministro Patuanelli ci abbia più volte rassicurato sulla necessità di difendere il settore dagli attacchi e dalle iniziative Ue contro il vino”. Secondo De Castro, veterano delle questioni agricole in Europa, essendo stato ministro dell'Agricoltura nonché due volte presidente della commissione del Parlamento europeo che si occupa della materia, si è trattato di un errore, dettato forse dall'assenza di indazioni precise.  "Noi sappiamo che Patuanelli è contrario e qui a Bruxelles stiamo lavorando, anche in collaborazione con gli esponenti italiani di altri gruppi parlamentari, per apportare le opportune correzioni a questa impostazione".

Le sigle del mondo vitivinicolo parlano però di vera e propria “demonizzazione Ue” nei confronti dell'alcol. L'obiettivo è quello di partire dall'istituzione di un tavolo di lavoro interministeriale cui prendano parte i rappresentanti di Politiche agricole, Salute e Affari esteri, di modo che l'Italia ribadisca una posizione univoca a favore della dieta mediterranea e del consumo moderato e responsabile. Grazie ai voti espressi sulla comunicazione di Bruxelles, le possibili alleanze sono già state individuate. Si profila all'orizzonte la possibilità di costruire un fronte di Paesi decisi a contrastare le manovre anti-alcol dell'Ue, ma impossibile ignorare l'assenza della Francia. La patria del vino ha tenuto finora una posizione defilata. Di fronte ad una porta ancora chiusa, si intravede una diversa prospettiva, quella di stringere un patto con i Paesi dell'Europa del Nord, specializzati nella produzione di birra. «Siamo pronti a fare squadra sul contrasto all'idea che ‘alchol is alchol', e che vada cioè penalizzato indipendentemente dalle modalità di consumo”, ha precisato un portavoce di Assobirra, proseguendo: “Definiremo con le altre associazioni una posizione condivisa in difesa del made in Italy e dello stile di vita italiano improntato al consumo moderato. L’intera questione è comunque al centro anche dell'attenzione dei produttori di birra europei riuniti nella The Brewers of Europe».

Il Piano di lotta al cancro verrà discusso a partire dalla seconda metà di gennaio. Solo allora si capirà se le intenzioni dell'Ue corrisponderanno a vere e proprie sanzioni e penalizzazioni per il mondo dell'alcol.

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