Sabato, 23 Ottobre 2021
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Sul "prosecco" croato è corsa contro il tempo a Bruxelles, Patuanelli: "Faremo opposizione compatta"

Pubblicata in Gazzetta ufficiale la richiesta di Zagabria per il riconoscimento del marchio Prosek. Il governo ha due mesi di tempo per presentare le sue osservazioni. E provare a convincere l'Ue

L'Italia ha due mesi di tempo per bloccare il "prosecco croato" e provare a convincere la Commissione europea, che sembra orientata a riconoscere il marchio Prosek e a inserirlo nell'elenco delle produzioni protette dall'Ue. Un riconoscimento che i produttori italiani del prosecco vedono come un grave rischio di concorrenza sleale, visto che anche quello croato è un vino (per la precisione sono quattro vini da dessert simili al passito). Per questo, il nostro governo ha annunciato battaglia a Bruxelles: "Faremo opposizione formale e compatta", ha detto il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli nel giorno in cui la domanda di Zagabria è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Ue.

"Abbiamo attivato un tavolo tecnico, gli argomenti a nostro sostegno sono diversi e mi fanno sperare in un lieto fine della vicenda", ha proseguito il ministro durante una informativa al Senato. "A oggi - ha continuato Patuanelli - non è stata presa ancora alcuna decisione, la Commissione ha soltanto dato il suo assenso alla pubblicazione dell'istanza in Gazzetta ufficiale" e "la fase di merito sarà prevedibilmente molto lunga". In realtà, la pubblicazione in Gazzetta della domanda croata rappresenta un primo ok formale da parte della Commissione europea al riconoscimento del Prosek. Come spiegato dal commissario polacco all'Agricoltura, il polacco Janusz Wojciechowski (che fa parte del partito europeo Ecr presieduto da Giorgia Meloni), Bruxelles ha già "valutato la conformità ai requisiti di ammissibilità e validità" dell'istanza. E proprio per questo, ne ha autorizzato la pubblicazione in Gazzetta. 

Perché venga fermata la corsa del Prosek verso l'ottenimento di un marchio Igp o Dop, come quelli di cui gode il prosecco italiano, serve adesso non solo un'opposizione formale, che il nostro governo dovrebbe presentare a breve come annunciato da Patuanelli, ma anche una grande opera di lobby per convincere Bruxelles a rigettare la richiesta croata. "Tutte le parti interessate disporranno di un termine di due mesi a decorrere dalla data di pubblicazione (in Gazzetta ufficiale, ndr) per presentare un'obiezione motivata - aveva spiegato Wojciechowski risponendo a una interrogazione presentata da diversi eurodeputati italiani - La Commissione analizzerà successivamente le eventuali obiezioni ricevute e adotterà una decisione finale sulla domanda tenendo conto di tutti gli elementi a sua disposizione". 

La battaglia per l'Italia si annuncia dunque in salita, visto l'orientamento finora seguito dalla Commissione, secondo la quale il Prosek non rappresenta una imitazione del prosecco, né darebbe adito a fraintendimenti sul mercato. "La sola omonimia non è ritenuta un motivo sufficiente per respingere una domanda - ha spiegato Bruxelles - Due termini omonimi possono coesistere a determinate condizioni, in particolare tenendo debitamente conto degli usi locali e tradizionali e del rischio che il consumatore possa confondersi". Un rischio che per gli esperti della Commissione non sembra verificarsi. 

Di diverso avviso il nostro governo, secondo cui il prosecco rappresenta "una tipicità esclusivamente italiana nonché il caso di maggiore successo commerciale degli ultimi anni" e "ha svolto un ruolo determinante nella crescita delle esportazioni di vino italiano fino a raggiungere, nel 2020, una quota di oltre il 16% del totale". Un patrimonio che il Prosek metterebbe a rischio. "Pur essendo un convinto europeista, questa Ue non mi piace. Quanto accaduto sul cosiddetto 'prosek' croato sta già provocando danni economici specie a livello di esportazioni nel Nord America", dice il senatore di Forza Italia, Massimo Ferro. "Non c'è dubbio che questa battaglia è fondamentale per un intero territorio: stiamo parlando di 25 mila ettari di produzione, 10 mila aziende, 1500 case vinicole e spumantiere, delle prospettive del futuro di uno dei vessilli del Made in Italy nel mondo", gli fa eco il senatore del Pd Nino Taricco. "Deve essere chiaro - ha proseguito Taricco - che qui non è in gioco solo il futuro del prosecco, ma la stessa tutela della denominazione di origine di cui l'Ue si è dotata e di cui l'Italia è protagonista assoluta con 800 specialità garantite".

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