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Proteste in Olanda contro la filiera legale di marijuana: "No alle serre di cannabis"

Il Governo vuole sottrarre il business della fornitura dei coffee shop alle organizzazioni criminali. Ma le comunità in cui dovrebbero sorgere le coltivazioni si ribellano

Il progetto di produzione legale e regolamentata della cannabis per uso ricreativo da consumare nei celebri coffee shop olandesi ha scatenato le proteste delle comunità locali in cui dovrebbero sorgere le coltivazioni, che minacciano di mandare a monte l'intera filiera. Il Governo dell’Aia cerca da tempo di sottrarre alla criminalità il business della fornitura dei coffee shop, dove il consumo di marijuana e hashish è tollerato dalle autorità senza che ne sia regolato l’approvvigionamento. I punti vendita sparsi per tutti i Paesi Bassi, e che attirano ad Amsterdam un grande flusso di turisti, notoriamente acquistano la materia prima da soggetti che la coltivano illegalmente o la importano dall’estero. 

La filiera legale 

Di qui la decisione del Governo olandese, presa nel 2017, di lanciare “l’esperimento di catena di approvvigionamento di cannabis controllata” per sviluppare una filiera “di qualità”. Il ministero della Salute pubblica ha ricevuto 147 domande degli aspiranti coltivatori legali e le dieci imprese selezionate dovrebbero iniziare a breve la produzione annuale prevista nell’ordine delle 6,5 tonnellate di cannabis. Ma le comunità locali che dovrebbero ospitare il siti di coltivazione sarebbero state tenute allo scuro del progetto fino agli ultimi giorni. 

Le proteste

Come riporta il Guardian, il dissenso degli abitanti inferociti dalla scelta di far sorgere a pochi passi dalla loro casa le serre di cannabis rischiano di far saltare l’intero progetto. I primi a protestare contro le coltivazioni di erba dagli effetti psicotropi sono stati i residenti di Etten-Leur, città nell’Olanda meridionale non lontana dal confine con il Belgio. La gente che vive vicino alle serre acquisite da Project C, una delle imprese che si sono aggiudicate il permesso di coltivare marijuana per uso ricreativo in Olanda, “si lamenta che agli amici dei loro figli non sarebbe più permesso di venire nelle loro case e giocare coi bambini perché vivono vicino alla struttura” destinata alla produzione di cannabis, ha spiegato Joep van Meel, tra gli amministratori dell’impresa.

La minaccia per la filiera

“Nei tre anni di preparazione del progetto abbiamo fatto tutto in modo trasparente, ma quando abbiamo annunciato dove volevamo per costruire la nostra struttura, molte persone che vivono nelle vicinanze hanno protestato”, ha detto van Meel. Le altre imprese del nuovo settore agricolo legale, sostengono i rappresentanti di Project C, si troveranno presto di fronte allo stesso problema. “Le persone scopriranno nelle prossime settimane che avranno un impianto di cannabis vicino a casa loro e protesteranno”, ha sostenuto van Meel.

Questioni di vicinato

Le imprese che si sono aggiudicate la produzione legale potrebbero ovviamente ricorrere ai tribunali per far valere le proprie ragioni ma “una contesa legale sarebbe molto costosa”, ha aggiunto van Meel. “Riteniamo che questo sia un progetto molto importante per migliorare la qualità della cannabis e per togliere l'approvvigionamento dalle mani dei criminali”, ha sottolineato il rappresentante della filiera. Ma uscire dall’illegalità significa anche avere a che fare con le annose questioni di vicinato che in questo caso potrebbero bloccare sul nascere l’ambizioso progetto agricolo.

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