"Sfruttamento dei lavoratori e sostanze inquinanti nelle coltivazioni di ananas 'etici e sostenibili'"

Polemiche sulla Rainforest Alliance, che certifica la frutta coltivata con metodi rispettosi di salute e diritti umani. Ex manager accusano: "Migranti irregolari nei campi in Costa Rica"

Foto EPA/PIYAL ADHIKARY

La Rainforest Alliance, una delle organizzazioni di ‘certificazione etica’ meglio conosciute e diffuse al mondo, si trova al centro delle polemiche per una serie di casi di sfruttamento dei lavoratori, uso di prodotti agrochimici illegali e occultamento di centinaia di braccianti in nero in una serie di piantagioni di ananas in Costa Rica, certificate come rispettose della sostenibilità ambientale e dei diritti dei lavoratori. Gli ananas certificati dalla Rainforest Alliance vengono venduti a milioni di consumatori in tutto il mondo, con la promessa che sono stati coltivati ​​e raccolti secondo rigorosi standard etici e ambientali.

Le accuse

Eppure, ex lavoratori e attivisti per i diritti sociali in Costa Rica hanno affermato che la Rainforest Alliance ha certificato piantagioni in cui si sono verificati gravi abusi di manodopera e l'uso di sostanze agrochimiche illegali. Un ex dirigente sostiene che i proprietari delle piantagioni abbiano nascosto oltre 800 lavoratori privi di documenti dai revisori della Rainforest Alliance. La fonte sottolinea che su mille lavoratori che raccolgono ananas nell’azienda in cui lavorava solo 150 erano impiegati ufficialmente. Gli altri erano lavoratori migranti nicaraguensi privi di documenti a cui venivano negati i diritti fondamentali del lavoro nei campi. L’impresa coinvolta sarebbe una big del settore della frutta, che opera vicino al confine con il Nicaragua. Il Costa Rica esporta ananas per oltre mezzo miliardo di euro in tutta Europa.

Le ispezioni

Un altro manager che ha lavorato nella piantagione per quasi cinque anni afferma che i revisori della Rainforest Alliance lo hanno intervistato durante le ultime tre ispezioni. Alla domanda sui lavoratori in nero e sull'uso di prodotti chimici illegali, l’ex dipendente afferma che dovette mentire. “Se avessi detto la verità su quanti lavoratori erano privi di documenti e sui pesticidi che utilizzavamo, sarei stato licenziato”, ha affermato al giornale britannico The Guardian. Suo cugino lavorava nella stessa piantagione come migrante senza documenti. A gennaio è rimasto ferito sul lavoro ed è morto. “Poiché non aveva un'assicurazione sanitaria, non riusciva a farsi vedere un medico. Doveva tornare in Nicaragua, dove gli era stata amputata una gamba, ma era troppo tardi”, dice l'ex manager.

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Altre denunce

Altri lavoratori e attivisti denunciano che abusi sul lavoro, sulle norme ambientali, salari non pagati, soppressione dei diritti sindacali e uso di sostanze chimiche illegali si sarebbero verificati anche in altre due piantagioni certificate in Costa Rica.

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