L'ok alla soia ogm nell'Ue un favore alla tedesca Bayer? La protesta della Lega

L'eurodeputata Lizzi fa notare che la coltivazione geneticamente modificata è capace di resistere a tre erbicidi, tra cui "il Glufosinate Ammonio, non autorizzato nell’Ue". Attacchi anche contro la decisione presa in barba alle richieste del Parlamento europeo

da Pixabay

Il recente via libera all’importazione e commercializzazione di soia ogm nell’Unione europea per produrre alimenti e mangimi continua a creare polemiche. Nei primi giorni dopo l’approvazione dell’autorizzazione decennale a favore della ‘materia prima’ di cibo per bestiame proveniente soprattutto dagli Usa e dall’America Latina (Brasile in testa) in tanti hanno fatto notare che molti Governi nazionali si erano opposti al semaforo verde della Commissione europea. A protestare è anche chi ritiene il provvedimento un regalo alla Monsanto, l’impresa americana oggi controllata dalla tedesca Bayer che importa enormi quantità di soia in tutta Europa.

“La richiesta di autorizzazione per l’ingresso nel mercato Ue, presentata dalla multinazionale Monsanto nel 2016 -  scrive l’europarlamentare della Lega Elena Lizzi - è stata approvata nonostante la risoluzione del 13 maggio 2020 del Parlamento europeo che ha contestato le modalità dell’approvazione e le 36 risoluzioni contro gli ogm presentate nel corso di questa legislatura sia contro l’immissione in commercio, sia contro la coltivazione di ogm in Europa”. La parlamentare ricorda inoltre che la soia geneticamente modificata “è frutto di tre diverse modificazioni genetiche che la rendono tollerante a tre diversi tipi di erbicidi (Dicamba, Glifosato e Glufosinate Ammonio)”.

In particolare, prosegue l’esponente della Lega, “dal 2018, anno di acquisizione della Monsanto da parte di Bayer, il Glufosinate Ammonio non è autorizzato nell’Ue, essendo classificato come tossico nella riproduzione sementiera”. E dal momento che “la soia ogm” è “tollerante a questo erbicida”, il prodotto che entra nell’Ue “rischia di contenerne residui”. 

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“Ho presentato un'interrogazione per chiedere alla Commissione europea il motivo per cui non abbia tenuto conto della risoluzione contraria del Parlamento europeo”, scrive la parlamentare. Lizzi vuole sapere inoltre “se il divieto di coltivazione, ma al contempo il consenso all’importazione, non rappresenti un danno economico per i produttori europei e per le piccole industrie di sementi e se sia una coincidenza che l’autorizzazione sia stata emessa nel corso del semestre europeo a guida tedesca”, conclude l’eurodeputata.

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