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Martedì, 4 Ottobre 2022
Lo studio

In Ue si sprecano 153 milioni di tonnellate di cibo l'anno. È più di quanto ne importiamo

Gran parte degli alimenti diventano rifiuti già nelle aziende agricole o nelle industrie di trasformazione. Il grano che viene buttato è pari a circa la metà delle intere esportazioni dell'Ucraina

Lo spreco di cibo nell'Unione europea non cessa, anzi aumenta, raggiungendo circa 153 milioni di tonnellate all'anno. Si tratta di circa 15 milioni di tonnellate in più rispetto alle importazioni totali effettuate dai 27 Paesi del blocco. Il valore complessivo è di quasi 143 miliardi di euro. È quanto emerge da uno studio secondo il quale questa cifra è pari al doppio rispetto alle stime precedenti. Per quanto riguarda il grano, quello sprecato nella sola Ue è pari a circa la metà delle esportazioni di grano dell'Ucraina e a un quarto delle esportazioni di altri cereali dell'Ue. Una situazione ancor più grave se si tiene conto dell'attuale crisi alimentare, sia per i prezzi molto elevati che per la scarsa reperibilità di alcune materie prime in diverse aree del mondo.

I prezzi di grano, mais e semi di soia sono schizzati al punto da superare i record raggiunti all'apice della crisi finanziaria mondiale del 2008. "In un periodo di prezzi alimentari elevati e di crisi del costo della vita, è uno scandalo che l'Ue stia potenzialmente buttando via più cibo di quanto ne importi”, ha dichiarato al Guardian Frank Mechielsen, direttore di Feedback Eu, che ha prodotto questo studio. “L'Ue ha ora la grande opportunità di fissare obiettivi giuridicamente vincolanti per dimezzare i suoi rifiuti alimentari dai campi alla tavola entro il 2030, per affrontare il cambiamento climatico e migliorare la sicurezza alimentare" ha aggiunto l'esperto.

La guerra in Ucraina ha contribuito a spingere questa impennata dei prezzi, che sono arrivati sopra dell'8% rispetto allo scorso anno secondo i dati dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao). Il rischio concreto è che neppure la fine delle ostilità tra Mosca e Kiev riuscirà a riportare la situazione ai costi precedenti. "A causa della situazione energetica, della situazione dei fertilizzanti, delle incertezze nel mondo, compresi i trasporti e le spedizioni, per non parlare del cambiamento climatico, dobbiamo accettare il fatto che non vedremo i prezzi dei prodotti alimentari ai livelli di un decennio fa, ai quali ci eravamo abituati", ha affermato Abdolreza Abbassian, analista del mercato cerealicolo.

Quando parliamo di sprechi le responsabilità non vanno guardate solo dal lato del consumatore, ma bisogna osservare innanzitutto in cima alla catena. Secondo gli esperti, l'industria agroalimentare ha storicamente trovato lo spreco più vantaggioso dell'efficienza. "Ad entrambe le estremità della catena alimentare è costoso ridurre gli sprechi ed è redditizio vendere alle persone più cibo di quanto ne abbiano bisogno", ha affermato Olivier De Schutter, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani. "Inoltre, le date di scadenza sono fissate in modo da obbligare le persone a comprare più di quanto possano effettivamente consumare".

Ben 43 organizzazioni non governative ecologiste hanno appoggiato l'appello di Feedback UE per una riduzione del 50% degli sprechi entro il 2030, provando a fare pressione sulla Commissione europea, affinché adotti una proposta coraggiosa, con obiettivi giuridicamente vincolanti per ridurre lo spreco di cibo. Si tratterebbe della prima volta al mondo in cui ci sono norme che obbligano a questa riduzione. Si rendono necessarie visto che i Paesi dell'Ue si erano già impegnati a dimezzare gli sprechi alimentari nell'ambito degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Ciò nonostante, a distanza di quasi 10 anni, i risultati ottenuti risultano insoddisfacenti, mentre i nostri modelli economici di stampo capitalistico continuano a generare quantità incredibilmente elevate di rifiuti alimentari.

Secondo un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente del 2021 circa 90 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari vengono sprecati nella produzione primaria. Si tratta di una cifra tre volte superiore ai rifiuti domestici. La maggior parte di questi rifiuti molto probabilmente non viene neppure registrata, dato che le misurazioni dei rifiuti dell'Ue tendono a escludere il cibo lasciato non raccolto, inutilizzato o invenduto nelle aziende agricole.

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