rotate-mobile
Mercoledì, 30 Novembre 2022
Attualità

Come una conversione frettolosa al biologico ha contribuito alla crisi in Sri Lanka

Raccolti crollati e agricoltori impreparati al cambiamento, ma ha influito anche la pandemia. Senza turismo le casse del governo erano vuote e si volevano risparmiare 500 milioni per fertilizzanti

La crisi in Sri Lanka è ormai degenerata, con le scene del palazzo reale assaltato dalla popolazione, disperata per la gestione scellerata del Paese da parte dell'élite al potere. Nei mesi scorsi la scelta del presidente Gotabaya Rajapaksa di convertire tutta l'agricoltura al biolgico è stata additata come una delle principali ragioni che ha determinato una grave crisi dei raccolti, crollati, dei prezzi, schizzati alle stelle e della fame, diffusasi nella popolazione. Cosa è accaduto realmente e quali sono stati i passi falsi compiuti dal governo srilankese?

Il problema dell'accesso al cibo è stato senza dubbio determinante nel far precipitare il Paese del Sud est asiatico in un disastro economico fino al capovolgimento del governo. Secondo la Banca centrale dello Sri Lanka, i prezzi di alcuni prodotti alimentari essenziali nelle diete locali, come il riso, sono aumentati di quasi un terzo rispetto a un anno fa. Verdure come pomodori e carote sono saliti fino a cinque volte rispetto ai livelli dell'anno precedente. È la peggior crisi economica dal 1948, quando lo Stato ottenne l'indipendenza dall'Impero britannico.

Alla radice della crisi alimentare viene indicata la scelta di Rajapaksa, avvenuta nell'aprile del 2021, di imporre un improvviso divieto sui fertilizzanti chimici. La decisione si rivela azzardata, perché troppo repentina e priva di una graduale conversione. Gli agricoltori (e le loro terre) sono troppo abituati a pesticidi e concimi chimici e non sanno come gestire diversamente le rese dei raccolti, che si riducono tra il 40% e il 60%, divenendo sufficienti appena per sfamare i nuclei familiari dei coltivatori.

Sin da settembre 2021 i prezzi degli alimenti aumentano progressivamente. Sia di quelli destinati innanzitutto al consumo interno, come ortaggi, frutta e riso, sia di quelli diretti in prevalenza verso i canali dell'export, come tè, cocco e gomma. Altro duro colpo al settore agricolo arriva quando un fertilizzante organico ordinato dalla Cina, per cui lo Sri Lanka aveva dovuto pagare 6,9 milioni di dollari, risulta affetto da patogeni. Dai 3,39 milioni di tonnellate di riso dell'anno precedente, nel 2021-22 si passa a 2,92 milioni di raccolto.

Ulteriori aumenti derivano dall'abbandono dei terreni da parte degli agricoltori stessi, costretti a dedicarsi ad altre attività dato che quelle agricole non sono più in grado di garantire la loro sopravvivenza. Si stima che il solo calo della produzione di tè abbia comportato perdite economiche per 425 milioni di dollari.La produzione che arriva sul mercato, già ridotta, diventa esigua. La crisi esplode. Anche perché il governo non può più permettersi le importazioni di cibo da cui il Paese è diventato eccessivamente dipendente negli ultimi anni. Ad aprile scorso lo spettro della carestia si aggira tra i 22 milioni di abitanti dell'isola. Il governo prova a fornire compensazioni economiche al settore, ma risultano del tutto insufficienti. Gli agricoltori criticano i pagamenti per la loro insufficienza e per l'esclusione di molti agricoltori, in particolare dei produttori di tè, un settore che fornisce gran parte dell'occupazione nello Sri Lanka rurale. Secondo le stime, la sola produzione di tè avrebbe comportato perdite economiche per 425 milioni di dollari.

L'inflazione globale e guerra in Ucraina fanno il resto, con i prezzi saliti alle stelle per carburante, pesticidi e fertilizzanti, che nel frattempo erano stati riammessi, in primis per le colture destinate all'export. Le sementi, anch'esse nelle mani dei giganti dell'agrochimica, hanno visto triplicare i costi, divenendo inaccessibili per gran parte dei piccoli coltivatori, che di norma gestivano un ettaro di terreni. Molti commentatori si affrettano ad additare al biologico la responsabilità di questo fallimento agricolo, degenerato in una crisi di Stato.

Non tutti, però, concordano, facendo emergere maggiori complessità. Il Guardian parla di “modo improvviso e ottuso in cui è stato introdotto il divieto”, dato che il bando dei fertilizzanti è stato imposto praticamente da un giorno all'altro e senza preavviso o formazione. D'altra parte i governi precedenti si erano resi responsabili di un'eccessiva dipendenza dall'agrochimica, che gravava sulle casse dello Stato per oltre 500 milioni di dollari. A questo vanno aggiunte le spese sanitarie necessarie per far fronte a gravi malattie renali, riconducibili all'abuso di pesticidi, che in questi anni avevano colpito oltre 40mila persone.

Secondo le ricostruzioni degli esperti, le motivazioni alla base di questa svolta al biologico troppo repentina sarebbero di natura prettamente finanziaria, a causa della scomparsa del turismo nei due anni di pandemia globale. Le casse del governo srilankese erano rimaste a secco di circa 5 miliardi di dollari, come ammesso da Basil Rajapaksa, ex ministro delle Finanze e fratello dell'ex presidente. L'élite al potere avrebbe dunque deciso di sfruttare le ragioni del movimento pro-biologico per eliminare una spesa di Stato, quella per i fertilizzanti chimici, che per anni lo Sri Lanka ha finanziato tramite sussidi per sostenere l'ingente sforzo economico dei coltivatori.

A questo si aggiunga il sospetto di un progetto di speculazione sui terreni. "Prima di questa politica, il governo aveva cercato senza successo di commercializzare i terreni agricoli, che sono il più grande bene commerciale del Paese” aveva dichiarato pochi mesi fa al Guardian Vimukthi de Silva, un agricoltore biologico di Rajanganaya, proseguendo: “Molti di noi pensano che questo sia un altro modo per cercare di convincere i contadini ad abbandonare la loro terra o per indebolire la posizione dei contadini e consentire un'appropriazione dei terreni".

Anche altri esperti dubitano nell'attribuire tutte le responsabilità alla conversione, criticando piuttosto le modalità in cui è stato attuato il cambiamento. "Il divieto sui fertilizzanti chimici è stato imposto solo circa otto mesi fa ed è stato parzialmente allentato nel giro di pochi mesi. Forse solo una stagione agricola è stata in parte influenzata da questo improvviso cambiamento di politica che senza dubbio avrebbe dovuto essere attuato in modo più graduale, anche se potrebbero esserci altre motivazioni”, aveva dichiarato lo scorso aprile Sukhpal Singh, professore universitario presso il Centro per la gestione in agricoltura di Ahmedabad in India. “Pertanto, attribuire l'intera colpa della crisi economica dello Sri Lanka al passaggio all'agricoltura biologica può essere solo una mezza verità", aveva concluso.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Come una conversione frettolosa al biologico ha contribuito alla crisi in Sri Lanka

AgriFoodToday è in caricamento