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Lunedì, 5 Dicembre 2022
Benessere animale

L'Algeria non li fa sbarcare, 800 tori abbattuti per aver mangiato fieno del Paese africano

Le autorità di Algeri hanno impedito di scaricare gli animali a causa di certificati sanitari errati. Rientrati in Francia, da dove erano partiti, sono stati uccisi per misure di emergenza legate alla loro alimentazione nel porto africano

Non solo pessime condizioni di trasporto, annegamenti e condizioni climatiche insostenibili. L'ultima tragedia del bestiame, costretto a spostarsi per migliaia di chilometri, è avvenuta a causa di fraintendimenti amministrative tra le diverse autorità competenti, in questo caso francesi ed algerine. Circa 780 tori, di quasi 700 chili ciascuno, sono stati recentemente rispediti in Francia e uccisi dopo che le autorità di Algeri si sono rifiutate di scaricare gli animali a causa di certificati sanitari errati e possibili rischi per la salute.

Il trasporto era avvenuto ai primi di settembre sulla nave Nader A , costruita nel 1977 e trasformata in trasportatore di bestiame nel 2013, diretta in Algeria. Il problema è sorto quando i documenti di vaccinazione affermavano "IBR positivo". Una dicitura, secondo quanto riferiscono le autorità francesi, che dev'essere stata fraintesa dagli incaricati di Algeri, poiché ritenevano che gli animali fossero portatori del virus della rinotracheite bovina infettiva (IBR), estremamente contagiosa, mentre la positività si riferiva in realtà all'avvenuta vaccinazione.

Secondo le informazioni fornite dall'Ong francese Welfarm, la Direzione dipartimentale francese per la protezione delle popolazioni aveva richiesto l'eutanasia degli animali in Algeria, ma le autorità locali hanno rifiutato di accettare questa richiesta. L'imbarcazione è dovuta quindi tornata al porto francese di Sète con tutto il suo carico, dopo che gli animali erano rimasti bloccati sulla nave per circa tre settimane. Anziché macellarli in Francia, però, gli animali sono stati uccisi e i loro corpi bruciati perché, sostengono gli esportatori, durante la permanenza in porto erano stati nutriti con fieno proveniente dall'Algeria, dove dilaga l'afta epizootica.

Per la Nader A, battente bandiera togolese, non si tratta del primo episodio drammatico connesso al maltrattamenti di animali. Il Togo, ricorda Welfarm, è inserito nella lista nera del Memorandum d'intesa di Parigi sul controllo dello Stato di approdo (MoU di Parigi). Nel 2018 e nel 2019, la nave è stata ispezionata cinque volte e sono state riscontrate 22 carenze. Nel 2017, la nave è stata bandita da tutti i porti che aderiscono al memorandum Parigi MoU per tre mesi.

L'Europa esporta ogni anno circa 3 milioni di bovini, ovini e caprini in Paesi terzi. Il principale esportatore è la Spagna, ma anche la Francia gioca un ruolo importante in questo commercio, con il porto di Sète divenuto il più importante punto di partenza per bovini, capre e pecore, venduti principalmente in Algeria e in Israele. Casi come questo si verificano ogni anno, come ricorda Welfarm. Per questo motivo nel 2020 la Commissione europea ha istituito un Comitato d'inchiesta sul trasporto di animali (Anit), per arrivare a formulare una direttiva più stringente che garantisca trasporti più salubri e contenga divieti precisi per alcune categorie.

Ciò nonostante nel 2021, 2.600 capi di bestiame sono stati uccisi d'urgenza dopo un'odissea di tre mesi nel Mar Mediterraneo. Il susseguirsi di questi episodi ha spinto le organizzazioni europee per il benessere degli animali a chiedere la fine delle esportazioni di animali vivi verso Paesi terzi. “Di fronte a questi abusi e alla totale assenza di controlli in mare, è imperativo porre fine all'esportazione di animali vivi dall'Unione Europea e sostituirla con l'esportazione di carcasse”, afferma la Welfarm in una nota, precisando: “Il calvario degli animali verso i Paesi terzi può durare diversi giorni, alternando viaggi su strada e via mare”.

La Commissione Anit ha ammesso in effetti l'assenza di dati sui tassi di mortalità degli animali durante il trasporto, osservando che "la maggior parte degli Stati membri non riceve alcun riscontro dal Paese di destinazione sulle condizioni degli animali all'arrivo, né dal vettore, né dal comandante, né dall'operatore della nave". In altre parole, una volta a bordo, gli animali scompaiono dal radar. “I Paesi europei non hanno alcun controllo sulle condizioni di trasporto e i Paesi di destinazione hanno spesso una legislazione molto meno protettiva nei confronti degli animali rispetto a quella europea, ammesso che ne abbiano una” hanno concluso i portavoce di Welfarm.

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