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Martedì, 17 Maggio 2022
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Piano Ue per aumentare del 30% le esportazioni di cereali e alleviare la crisi alimentare

Ma i prezzi del grano resteranno alti fino al 2023. La Commissione scommette su una riduzione del consumo di carne e prevede che l'olio d'oliva possa sostituire, in parte, quello di girasole

L'Ue punta ad aumentare del 30% le esportazioni di cereali per alleviare la crisi alimentare scatenata dal conflitto in Ucraina. Con la guerra, è venuto a mancare l'apporto di quello che viene considerato “il granaio del mondo”, con conseguenze gravi, inflitte soprattutto ai Paesi nordafricani e mediorientali, che dipendevano fortemente dai cereali di Kiev. La risposta della Commissione europea è di assegnare un ruolo centrale agli Stati membri nella produzione di cereali, non solo per il consumo interno, ma anche per le esportazioni. Una mossa commerciale e, al tempo stesso, geopolitica.

Sia la Russia che l'Ucraina giocano da diversi anni un ruolo di primo piano nel rifornire il mondo di cereali e oli vegetali. Nello specifico i due Paesi forniscono insieme più di un terzo del grano e dell'orzo del mondo, il 52% del mais e oltre il 50% di olio e semi di girasole. La Commissione europea, in un rapporto uscito i primi di Aprile, riconosce che l'invasione "ha disturbato significativamente i mercati agricoli, creando maggiore incertezza sulla futura disponibilità globale di cereali e semi oleosi". Per il consumo interno, i funzionari dell'esecutivo europeo restano fiduciosi, dato che il raccolto europeo per queste due materie prime sarà probabilmente "molto buono". E lo confermano le nuove proiezioni dei dati pubblicati.

Nel pacchetto sulla sicurezza alimentare varato lo scorso marzo, Bruxelles ha previsto una serie di azioni per aumentare il raccolto dei cereali, anche a costo di sacrificare le aree ecologiche individuate dalla strategia Farm to fork e da Biodiversità 2030. La questione, però, non riguarda esclusivamente il consumo umano. I cereali, in particolare il mais, sono usati abbondantemente per produrre mangimi. L'Ue scommette su un calo della domanda, in seguito alla crisi del settore della carne suina. Nonostante la tendenza dei prezzi sia incoraggiante, la Commissione prevede che la produzione legata al maiale sarà colpita dagli effetti duraturi della peste suina africana, come pure dagli alti costi dell'energia e dei mangimi. Questa duplice pressione dovrebbe determinare una riduzione della domanda di mangimi per animali dell'1,1% nel 2022-23. Al tempo stesso, l'uso di cereali per la produzione di biocarburanti dovrebbe diminuire dell'8% nello stesso arco di tempo. La combinazione di questi due fattori dovrebbe consentire una crescita dell'esportazione di cereali dell'Ue pari al 30% in più rispetto alla media quinquennale.

Al tempo stesso si prevede un'ulteriore diminuzione del 42% delle importazioni di cereali dell'Ue. "Questo contribuirebbe ad attutire l'impatto sui mercati mondiali della prevista mancanza di esportazioni di grano dall'Ucraina", sottolinea il report. Troppe le incertezze riguardo la capacità degli agricoltori ucraini di seminare, fertilizzare e raccogliere la loro produzione quest'anno. A pesare sono anche le interruzioni dei trasporti e della logistica causate dai combattimenti. A rischio per l'Ucraina c'è sia la produzione attuale che quella futura. Lo scenario che si profila è quello di un azzeramento delle esportazioni nel 2022-23. A mancare dal mercato globale sarebbero circa 20 milioni di tonnellate di grano. Intervenendo con maggiori esportazioni, l'Ue intenderebbe evitare che la crisi alimentare degeneri in altre sommosse e conflitti, generati dai prezzi insostenibili delle materie prime di base, che sfamano diverse aree del pianeta.  Sotto la lente d'ingrandimento ci sono in particolare Egitto, Niger, Yemen e Bangladesh, cioè i Paesi che più dipendevano dalle importazioni dall'Ucraina.

Nonostante le azioni intraprese dalla Commissione, dato che gli agricoltori dell'Ue hanno già seminato, la superficie di produzione del 2022 dovrebbe aumentare solo dell'1%. Di conseguenza, i prezzi dei cereali sul mercato europeo, già saliti alle stelle nelle scorse settimane, dovrebbero rimanere particolarmente alti durante tutto quest'anno e anche nel 2023. I funzionari europei scommettono comunque su un progressivo miglioramento grazie alla possibilità di permettere eccezionalmente la produzione su terreni incolti. Una scelta aspramente criticata dalle associazioni e dagli attivisti ambientali, date le scarse informazioni sulla produttività di queste aree, che dovevano essere riservate ad attività di conservazione della biodiversità. Restano invece immutate le preoccupazioni per la siccità, che ha colpito duramente le regioni meridionali dell'Europa, inclusa l'Italia del Nord, e il Nord Africa, con un impatto negativo sui raccolti invernali. Se per i cerali qualche soluzione si prospetta, il report evidenzia invece l'impossibilità di sostituire le importazioni di olio di girasole dall'Ucraina, che rappresenta circa un terzo del commercio mondiale.

Le aziende di trasformazione alimentare sono già in allarme e alla ricerca di grassi alternativi. Ad attutire l'impatto, ci sono le scorte di semi di girasole, arrivati a un buon livello l'anno scorso, grazie a raccolti eccezionali in Europa e ad aumenti significativi in Cina, Turchia e Kazakistan. In ogni caso, le previsioni dicono che le importazioni di prodotti a base di girasole dovrebbero ridursi drasticamente del 45%, con prezzi che manterranno a lungo i massimi storici anche per i sostituti come i semi di colza e altri semi oleosi. Secondo la Commissione, questa situazione potrebbe comunque creare opportunità per altri prodotti, come l'olio d'oliva per cucinare, visto che la produzione è aumentata del 10% nel 2021-22.

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