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Mercoledì, 30 Novembre 2022
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L'Ue boccia la Pac italiana: troppi vantaggi per gli allevamenti intensivi

Piano incompleto e incoerente, secondo la Commissione. Obiettivi ambientali poco ambiziosi, redistribuzione dei sussidi iniqua e burocrazia eccessiva

Piano insufficiente, incompleto e incoerente. Questa in sintesi la valutazione della Commissione europea rispetto al Piano strategico sulla Politica agricola comune (Pac) 2023-2027, che l'Italia aveva consegnato lo scorso 31 dicembre ai funzionari di Bruxelles. Oltre a mancare elementi quantitativi, che possano permettere di fare le dovute valutazioni, l'Unione europea rimprovera al governo due elementi. In primo luogo una distribuzione iniqua dei sussidi, che favorirebbero i “soliti noti” dell'agroindustria, in particolare le aziende zootecniche della Pianura padana, lasciando indietro le aree già svantaggiate del Sud Italia e, in generale, le zone agricole più isolate. In seconda istanza, una scarsa ambizione sul piano della tutela ambientale, che è uno dei pilastri della nuova Pac, che integra il patto sull'ambiente noto come Green deal. Non solo bacchettate, però, per lo Stivale. I funzionari hanno apprezzato le scelte relative alla gestione del rischio e gli sforzi per ridurre la dipendenza dalle importazioni di alcuni prodotti agricoli, come le colture proteiche.Vediamo insieme i passaggi chiave della lettera che Bruxelles ha spedito a Stefano Patuanelli, titolare del ministero delle Politiche agricole e forestali, per capire cosa manca e dove bisogna migliorare, secondo i funzionari europei.

Mancano indicatori precisi

"Il Piano, così com'è, non è sufficiente" scrive la Commissione, sottolineando: "In particolare, in assenza di target quantificati per gli indicatori di risultato, non è possibile valutare l'adeguatezza e il livello di ambizione della logica di intervento proposta per ogni specifico obiettivo". Sarà quindi necessario per l'Italia riempire quei veri e propri “vuoti” lasciati nel documento. A questo proposito, il ministro Patuanelli ha sottolineato l’esigenza di pervenire a un accordo sul riparto dei fondi dedicati allo sviluppo rurale. Sono principalmente le informazioni sull’allocazione finanziaria degli strumenti del secondo Pilastro della Pac ad essere insufficienti nel Piano italiano.

Allevamenti intensivi avvantaggiati

Al Ministero dell'Agricoltura si rimprovera in primo luogo uno scarso coraggio per quanto riguarda i pagamenti diretti, una delle principali fonti di sussidi per le aziende agricole, che non risulterebbero equi né mirati. Le scelte di redistribuzione "sono limitate al minimo richiesto dalle regole Ue”. Tenuto conto anche dei criteri per i pagamenti accoppiati, che riguardano specifici settori, le cifre più elevate dei sussidi finirebbero ancora una volta a finanziare i grandi appezzamenti agricoli, spesso caratterizzati da monocolture, come pure gli allevamenti intensivi, tipici del comparto zootecnico della Pianura padana, in particolare della Lombardia e dell'Emilia Romagna. L'obiettivo della Commissione di migliorare la distribuzione, per sostenere di più le piccole e medie aziende, attente alla conversione agro-ecologica, verrebbe così vanificato. Per questo motivo Bruxelles invita l'Italia a mettere in atto "una più ambiziosa convergenza interna e redistributiva", in grado di avvantaggiare anche le aree rurali più bisognose, che soffrono di un ritardo nello sviluppo e non godono di altri fondi specifici per essere sostenute.

Obiettivi ambientali senza ambizioni

Il documento presentato dal dicastero dell'agricoltura delude anche sul piano ambientale. “È probabile che il piano proposto non contribuisca in modo sufficiente ed efficace a questo obiettivo generale”, scrive l'esecutivo europeo, “in particolare per quanto riguarda l'acqua, l'aria, i nutrienti e la biodiversità nei terreni agricoli e nelle foreste, nonché la riduzione delle emissioni". Si chiede inoltre di apportare "miglioramenti significativi" per aumentare il sequestro del carbonio. Dalle notazioni della Commissione emerge che gli obiettivi per gli indicatori di risultato non sono quantificati e diversi interventi sembrano mostrare continuità con il passato in termini di progettazione e budget. In sostanza, Bruxelles rimprovera all'Italia una sorta di “copia e incolla” dai documenti delle passate programmazioni della Pac. Per la produzione biologica, viene valutato positivamente l’obiettivo del 25% nel 2027, ma il nostro Paese è invitato a chiarire le azioni concrete per raggiungere tale obiettivo.

Ridurre dipendenza da sostanze inquinanti

Altro punto dolente riguarda i metodi per ridurre l'uso di input, quali pesticidi, fitofarmaci e fertilizzanti, come richiesto nella strategia Farm to Fork e Biodiversità 2030. Un'esigenze resasi ancora più pressante, alla luce della guerra in Ucraina, che ha messo in crisi il sistema alimentare globale e la dipendenza eccessiva da materie prime provenienti dall'estero, nonché in molti casi inquinanti e pericolose per la salute, come i fertilizzanti russi e bielorussi. Le indicazioni fornite sarebbero insufficienti e incoerenti. La Commissione sollecita quindi a compiere ulteriori passi, sfruttando il potenziale offerto dall'agricoltura di precisione, dall'efficienza energetica e dal passaggio dalla concimazione minerale a quella organica. Tali azioni, secondo il governo dell'Ue, consentono di preservare la capacità produttiva, ridurre i costi e migliorare l'impatto ambientale e climatico dell'agricoltura. E proprio la nuova Pac garantirebbe le risorse per interventi in questa direzione, al fine di realizzare una produzione sostenibile e più indipendente dall'estero. Un peso maggiore, secondo Bruxelles, andrebbe attribuito anche alle organizzazioni di produttori e alle cooperative, in particolare in quelle aree e settori dove giocano ancora un ruolo marginale nella catena di fornitura, dominata dagli intermediari e dalla grande distribuzione organizzata. Mancano nel Piano dettagli su come rafforzarle e svilupparle.

Intensificare lotta al caporalato

Una nota dolente di lungo corso è quella che riguarda il caporalato, diffusissimo nei campi italiani, in particolare nel Meridione. La Commissione evidenzia che: "Alla luce dell'altissimo tasso di irregolarità (oltre il 55%) ... affrontare la questione è fondamentale per garantire la stabilità economica, la competitività e la sostenibilità sociale delle aziende agricole italiane".

Digitalizzare zone rurali e ridurre burocrazia

La digitalizzazione delle zone rurali è un ulteriore asset, su cui l'Italia dovrebbe investire, per migliorare la conoscenza di chi lavora in agricoltura e ridurre l'isolamento di queste aree. Secondo i funzionari europei, “in questo contesto è fondamentale completare la copertura della banda larga ad alta velocità fino all'ingresso di ogni nucleo familiare nelle zone rurali, comprese le aree scarsamente popolate che sono quelle più a rischio di spopolamento". Altra tirata d'orecchie, in materia di amministrazione pubblica, un settore in l'esecutivo Ue chiede a Roma di migliorare la sua strategia di semplificazione e di descrivere come verrà ridotta la burocrazia per i beneficiari dei sussidi. Un elemento molto sentito dalle aziende agricole, in particolare dai piccoli agricoltori. Bruxelles chiede di garantire la possibilità per tutti i potenziali beneficiari di richiedere autonomamente il sostegno della Pac, senza la necessità di rivolgersi a servizi esterni a pagamento.

Eco-schemi scollegati da obiettivi climatici

Giudizio negativo anche rispetto agli eco-schemi proposti dall'Italia. Introdotti dalla nuova Pac, e scelti in autonomia da ciascuno Stato membro, questi strumenti dovrebbero premiare gli agricoltori che scelgono volontariamente di impegnarsi di più per la tutela ambientale e le azioni per il clima. La Commissione non reputa evidenti i benefici di quelli proposti dall'Italia, dato che le azioni previste non differiscono molto rispetto a quelle richieste in generale agli agricoltori per poter accedere ai normali fondi europei. L’eco-schema sugli uliveti, ad esempio, viene definito un "intervento settoriale", scollegato dall’obiettivo di tutela degli elementi caratteristici del paesaggio ad elevata diversità.

Molte delle critiche critiche evidenziate da Bruxelles, ricalcano quelle mosse da 17 associazioni ambientaliste e votate all'agroecologia, tra cui il Wwf, Greenpeace e Slow Food, che avevano già denunciato come “gli eco-schemi proposti si risolvessero più in misure compensative per alcuni settori che, con la nuova Pac, perderanno parte dei loro privilegi storici”. La zootecnia, evidenziano le organizzazioni, recupererebbe circa la metà dei fondi stanziati per tutti gli eco-schemi, con misure che vanno nella direzione opposta rispetto a quella della tutela ambientale e della riduzione dell’uso di antimicrobici.

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